#LyricsPoem (15)

It doesn’t have to be a world away
I can hear the song like it’s inside of me
I know that if I get to know my pain
I unlock a hundred different doors to better days

(World Away – Tonight Alive)

Playing my songs is the way I cope with life

(All I Want – A Day To Remember)

And I will say that we should take a moment and hold it
And keep it frozen and know that life has a hopeful undertone

(Migraine – twenty one pilots)

On rainy days we go swimming out
On rainy days swimming in the sound

(Electrical Storm – U2)

Sotto un cielo che ci sfiora
Si spezza un altro cuore in gola
Ma resiste ancora un battito
E ricomincia un’altra cura

(Tra Le Vite Degli Altri – Ministri)

Fix me with your grace
‘Cause I’m not too far and you’re my favorite place

(Favorite Place – All Time Low)

~Martina

 

Una prof a distanza

Mi rendo conto di quanto l’insegnamento faccia parte di me ogni volta che viene a mancare, come d’estate o come in questo periodo.

In passato, ogni volta che intraprendevo un qualche nuovo lavoro, dopo qualche mese subentrava sempre l’insoddisfazione tipica di chi capiva che qualcosa non girava nel verso giusto. Da quando ho messo piede a scuola questo non è mai più successo. Amo entrare in classe, e anche nelle mattinate storte sento che è lì che devo essere.

Sono gli studenti che fanno la differenza e posso serenamente dire che negli ultimi tre anni ho ricevuto più di quanto pensavo e più di quanto probabilmente ho dato loro.

C’è la mia 3^A che ho fatto giusto in tempo a portare in gita a Berlino a febbraio (la mia prima gita all’estero!) e che mi chiede di fargli fare il giro della casa con la webcam.

C’è S. che invece mi mostra il suo cane, A. il suo gatto e quindi M. il suo criceto!

C’è la mia 3^B che mi chiede un giorno sì e l’altro anche se nel frattempo mi sono fidanzata: “Eh, ma forse profe le portiamo un po’ sfiga noi se continuiamo a chiederlo”.

C’è C. che nell’introduzione alla sua tesina si definisce “una ragazza di vetro” per quanto si sente fragile, ma che sta anche imparando che nella sua fragilità c’è tutta la sua forza e bellezza (e C., lasciatelo dire: il vetro ha anche la preziosa qualità di essere trasparente e limpido).

C’è J. che, preoccupata per gli esami, mi scrive che ci hanno separate nel momento più difficile e non avrebbero dovuto.

C’è N. che solitamente interviene sempre in classe ma da quando c’è la didattica a distanza non si sente più parlare. E poi ti scrive che ha perso il nonno per il coronavirus senza neanche poterlo salutare e tu vorresti solo poterla abbracciare come avresti fatto nel corridoio della scuola.

C’è R. che invece nelle mie lezioni interviene sempre, e nonostante quella maschera da adolescente imperturbabilmente annoiato ti scrive che gli manchi e gli manca andare a scuola.

È vero, con la didattica a distanza stiamo portando avanti i programmi didattici di cui tutti sono così tanto preoccupati. Ma sono sempre più convinta che la scuola sia nelle relazioni che intrecciamo quotidianamente e, nonostante io sia davvero grata di potermi connettere quotidianamente con i miei studenti, questo tipo di formazione rimane per me sempre e solo un surrogato di cui non riesco proprio ad accontentarmi.

~Martina

Da qui ad un anno

Cara me del 2021,

Sono giornate complicate queste, in cui la privazione di un semplice abbraccio e la solitudine strisciano e ti afferrano gola e polmoni in una morsa. Ma come hai imparato bene, è tutto temporaneo, passerà anche questa situazione.

Magari starai affrontando altre situazioni difficili, ma sono qui per ricordarti di quante già ne hai passate, di quanto gli amici di sempre per te ci siano stati e che va bene non essere sempre operativa o restare un pomeriggio davanti a Netflix se di questo hai bisogno per portare a casa la giornata. Non condannarti per questo, conceditelo.

Spero che tu abbia imparato da questo 2020 a non lamentarti se la tua quotidianità e la routine ti sembrano soffocanti, perché sono preziosi e sfuggevoli i piccoli momenti di libertà che diamo per scontati. Ma se dopo tutto ciò che hai vissuto in questo anno ti sembrerà ancora così, ti auguro di avere il coraggio di cambiare, di dire “no” quando non ti va di fare qualcosa, a costo di dispiacere altri.

Non sentirti sempre fuori posto, fuori tempo. Non c’è nessuno che sappia davvero se sta andando nella giusta direzione, non sei l’unica con mille dubbi e incertezze.

Ti auguro però di trovare la felicità reale, di non essere sempre in conflitto con te stessa, perché te lo meriti e devi crederlo.

Ricorda bene come ti senti mentre sei davanti al pc a scrivere queste righe, tienilo bene a mente e poi lascialo andare. Perché anche le giornate più buie lasciano poi spazio a cambiamenti e a novità che ti riempiono l’anima.

~Martina

Ps. Credo che “fluctuat nec mergitur” sia un gran bel motto e per ora possa andare bene, ma nel 2021 non dovresti semplicemente accontentarti di restare a galla, quindi cercati un altro mantra!

Questione di speranza

Ho riscoperto il blog ultimamente, e ho riscoperto che rileggere articoli che ho scritto diversi anni fa mi dà una prospettiva completamente diversa su ciò che ho vissuto. Mi fa ricordare bei momenti e persone che, anche se non fanno più parte del mio percorso, mi hanno dato (e magari tolto) parecchio, ma che comunque mi hanno resa ciò che sono oggi. 

Abito a Bergamo. Abito nella zona più colpita dal contagio e, facendo l’insegnante, sono una tra le prime persone ad essere rimasta a casa. Ad oggi, ho concluso la mia settima settimana di quarantena. Rileggendo, mi sembra assurdo anche solo pensarlo, figuriamoci scriverlo.
Ho la grande e rara fortuna di non avere nessuno dei miei parenti stretti ad essere stato colpito in modo serio dalla pandemia, ma tutti qui nella bergamasca abbiamo avuto tante perdite, tra amici e parenti lontani.
Ho una sorella che lavora nel pronto soccorso di quell’ospedale che è diventato punto di riferimento di noi bergamaschi, e nelle ultime settimane sono più le volte che l’ho vista intervistata in televisione che dal vivo (mio padre si sarà riguardato i suoi video giusto una cinquantina di volte!). Sono orgogliosa e ovviamente preoccupata per lei. Ho potuto vedere un suo lato che forse avevo solo intravisto e non colto nel profondo, quello professionale e maturo. Forse perché in fondo, ai miei occhi, lei è e rimarrà sempre la mia sorellina minore.

Mi sono domandata a lungo di come e se trattare di un tema che continua a ronzare nelle teste di noi tutti, fin troppo, ed oggi che dovrebbe essere un giorno di “festa” ma il mio umore non ne vuole sapere di collaborare, ho preso il pc e ho ripreso a scrivere.

Mi capita sempre così, nei momenti di sconforto: in fondo questo blog c’è, e anche se non lo legge nessuno, di solito chiudo la pagina e mi sento meglio. Nella vita reale passo il tempo a scusarmi con gli altri dei miei malumori, del fatto che vorrei condividere belle notizie e non essere di peso. Almeno qui posso non scusarmi, anche se mi riprometto di tornare, scrivere presto e scrivere che la situazione è migliorata. Lo devo a me.

Non credo di aver mai scritto nulla di così personale come quello che sto per scrivere: so solo che ho sognato mia nonna stanotte, ho sognato che mi abbracciava. Era da quando se n’è andata che non la sognavo, e anche se stamattina non avrei voluto alzarmi dal letto, l’ho fatto, per lei.

~Martina

Bisogna ricordare, ricordare sempre, che alla fine la primavera arriva
(La simmetria dei desideri, Eshkol Nevo)

Momenti di gioia quotidiana (9) – Versione #IoRestoACasa

  • Quando tuo padre ti aiuta a realizzare una fioriera con un bancale e puoi cominciare a dare una forma al terrazzo della tua nuova casa.
  • Quando i tuoi studenti ti dicono che gli manca venire a scuola e ti scrivono anche se è venerdì sera.
  • Quando arriva il vinile dei Pinguini Tattici Nucleari e ascolti “Bergamo” dal giradischi.

[Non sarà un granché magari, ma qui nella bergamasca vi assicuro che di valorizzare i piccoli momenti di gioia quotidiana ne abbiamo bisogno come l’aria]

~Martina

Home

Se dovessi trovare un tema alle ultime settimane – anzi, agli ultimi mesi – direi che la mia testa è stata concentrata su ciò che significa casa.

«Casa» per me è sempre stata più legata alle singole persone che a dei luoghi ben precisi, ma ultimamente sento la necessità di quattro mura da poter chiamare mie. Perché? Perché nel periodo probabilmente più instabile di tutta la mia vita?

Un lavoro precario, senza nessuno con cui dividere il mutuo, senza avere la certezza che questa sarà la città in cui vorrò stare per i prossimi (innumerevoli, data la durata del mutuo!) anni della mia vita.

Forse proprio per questo.

Ho bisogno di trovare un luogo che sia solo mio, da cui nessuno mi possa cacciare, un punto di riferimento che rimanga fisso mentre tutto continua a cambiare. Voglio entrare dalla porta e vedere il mio giradischi, i miei vinili e i miei libri sempre nello stesso punto.

Ultimamente mi sento sempre più spesso “di troppo”. Faccio davvero fatica a trovare persone che mi capiscano. Non sto dicendo che sia facile, semmai tutto il contrario. Mi è capitato spesso di chiedermi “cosa diavolo ci faccio qui?”. E quando ti capita nelle situazioni in cui fino a pochi anni fa sentivi di essere a casa, come poche volte in vita tua, come si fa a non farsi prendere dallo sconforto? Mi sento di continuare a vivere nel passato, di sentimenti e relazioni che voglio tenere in piedi a tutti i costi, ma forse unilateralmente.

Ma. C’è un ma.

Di certo c’è che appartengo al mondo dei libri e alla musica. Abito da qualche parte tra le nebbie di Avalon e la Idris di Shadowhunters, perennemente persa in un mondo alternativo. È un luogo solitario forse, non si trovano tante persone che riescono a trovarvi l’accesso. Ma quando le lasci entrare, sai che ne vale veramente la pena.

Ma voglio anche un luogo reale dove potermi sentire al sicuro.
E quindi costruiamoci una casa.

~Martina
(Fluctuat nec mergitur)

Khalepa Ta Kala

Allora Jem disse una cosa in una lingua che Tessa non capiva. Suonava come “Khalepa Ta Kala”.
Lei aggrottò la fronte. – Non è latino?
– È greco, e ha due significati. Significa che le cose che vale la pena avere – le cose buone, belle, onorevoli e nobili – sono difficili da ottenere. Ma significa anche qualcos’altro.
La ragazza deglutì. – E sarebbe?
– La bellezza è dura.

«Shadowhunters – Il principe»
(Cassandra Clare)

Cronache di una prof la sera prima dell’inizio della scuola

Se da adolescente mi avessero detto che anche un professore può essere agitato prima dell’inizio dell’anno scolastico, probabilmente non ci avrei creduto neanche mezzo secondo. E invece ora eccomi qui, la sera che precede il primo giorno di scuola, con mente e stomaco rivolti a domani.

Conoscerò le mie tre nuove prime, più di settanta quattordicenni che non vedono l’ora di scrutare e analizzare i professori che vedranno tutti i giorni fino a giugno. Già me li vedo, mentre studiano me e nel frattempo si studiano tra loro. La timidezza dei primi giorni, pronta a trasformarsi in un nuove amicizie tra compagni e – ammettiamolo – anche rivalità, nel giro di poche settimane. Odi et amo, con un’intensità che solo gli adolescenti possiedono.

Dopodomani invece sarà il turno delle mie seconde, che conosco già: sarà bello vedere come sono cambiati in questa estate. Più abbronzati, più alti, magari un po’ più maturi. Mi sto illudendo, eh? Difficile ammetterlo, ma mi sono mancati: per quanto quei ragazzi siano in grado di farti impazzire, sono una fonte continua di mal di testa e gioia mescolate in egual misura.

La sera prima dell’inizio di un nuovo anno è sempre speciale: l’augurio che mi faccio è quello di riuscire a non adagiarmi mai, raccogliere sempre nuove sfide e a mia volta riuscire a sfidare. Coltivare la curiosità, prima di tutto.

L’agenda è pronta, la penna con cui firmare il primo registro dell’anno anche.

Come sempre, per me il nuovo anno inizia a settembre, questa volta ancora di più.
Buon nuovo anno a tutti!

~Martina

 

Momenti di gioia quotidiana (8)

  • Entrare in un bar da sola per pranzare a metà di un’infinita giornata di studio e trovarsi in riproduzione dagli altoparlanti tutta la discografia dei Linkin Park (mi basta poco);
  • La luce che filtra dalle vetrate della biblioteca durante una giornata che sembra già autunnale;
  • Passeggiare sulla spiaggia al tramonto subito dopo un temporale e calpestare la sabbia fresca; le nuvole non se ne sono andate e solo poche persone sono rimaste a guardare il mare;
  • La serie A che ricomincia;
  • Trovare in offerta l’obiettivo che volevo per la macchina fotografica e fiondarmi a comprarlo (lo so, lo so, non dovevo, ma troppo tardi!);

~Martina