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Se dovessi trovare un tema alle ultime settimane – anzi, agli ultimi mesi – direi che la mia testa è stata concentrata su ciò che significa casa.

«Casa» per me è sempre stata più legata alle singole persone che a dei luoghi ben precisi, ma ultimamente sento la necessità di quattro mura da poter chiamare mie. Perché? Perché nel periodo probabilmente più instabile di tutta la mia vita?

Un lavoro precario, senza nessuno con cui dividere il mutuo, senza avere la certezza che questa sarà la città in cui vorrò stare per i prossimi (innumerevoli, data la durata del mutuo!) anni della mia vita.

Forse proprio per questo.

Ho bisogno di trovare un luogo che sia solo mio, da cui nessuno mi possa cacciare, un punto di riferimento che rimanga fisso mentre tutto continua a cambiare. Voglio entrare dalla porta e vedere il mio giradischi, i miei vinili e i miei libri sempre nello stesso punto.

Ultimamente mi sento sempre più spesso “di troppo”. Faccio davvero fatica a trovare persone che mi capiscano. Non sto dicendo che sia facile, semmai tutto il contrario. Mi è capitato spesso di chiedermi “cosa diavolo ci faccio qui?”. E quando ti capita nelle situazioni in cui fino a pochi anni fa sentivi di essere a casa, come poche volte in vita tua, come si fa a non farsi prendere dallo sconforto? Mi sento di continuare a vivere nel passato, di sentimenti e relazioni che voglio tenere in piedi a tutti i costi, ma forse unilateralmente.

Ma. C’è un ma.

Di certo c’è che appartengo al mondo dei libri e alla musica. Abito da qualche parte tra le nebbie di Avalon e la Idris di Shadowhunters, perennemente persa in un mondo alternativo. È un luogo solitario forse, non si trovano tante persone che riescono a trovarvi l’accesso. Ma quando le lasci entrare, sai che ne vale veramente la pena.

Ma voglio anche un luogo reale dove potermi sentire al sicuro.
E quindi costruiamoci una casa.

~Martina
(Fluctuat nec mergitur)

Khalepa Ta Kala

Allora Jem disse una cosa in una lingua che Tessa non capiva. Suonava come “Khalepa Ta Kala”.
Lei aggrottò la fronte. – Non è latino?
– È greco, e ha due significati. Significa che le cose che vale la pena avere – le cose buone, belle, onorevoli e nobili – sono difficili da ottenere. Ma significa anche qualcos’altro.
La ragazza deglutì. – E sarebbe?
– La bellezza è dura.

«Shadowhunters – Il principe»
(Cassandra Clare)

Cronache di una prof la sera prima dell’inizio della scuola

Se da adolescente mi avessero detto che anche un professore può essere agitato prima dell’inizio dell’anno scolastico, probabilmente non ci avrei creduto neanche mezzo secondo. E invece ora eccomi qui, la sera che precede il primo giorno di scuola, con mente e stomaco rivolti a domani.

Conoscerò le mie tre nuove prime, più di settanta quattordicenni che non vedono l’ora di scrutare e analizzare i professori che vedranno tutti i giorni fino a giugno. Già me li vedo, mentre studiano me e nel frattempo si studiano tra loro. La timidezza dei primi giorni, pronta a trasformarsi in un nuove amicizie tra compagni e – ammettiamolo – anche rivalità, nel giro di poche settimane. Odi et amo, con un’intensità che solo gli adolescenti possiedono.

Dopodomani invece sarà il turno delle mie seconde, che conosco già: sarà bello vedere come sono cambiati in questa estate. Più abbronzati, più alti, magari un po’ più maturi. Mi sto illudendo, eh? Difficile ammetterlo, ma mi sono mancati: per quanto quei ragazzi siano in grado di farti impazzire, sono una fonte continua di mal di testa e gioia mescolate in egual misura.

La sera prima dell’inizio di un nuovo anno è sempre speciale: l’augurio che mi faccio è quello di riuscire a non adagiarmi mai, raccogliere sempre nuove sfide e a mia volta riuscire a sfidare. Coltivare la curiosità, prima di tutto.

L’agenda è pronta, la penna con cui firmare il primo registro dell’anno anche.

Come sempre, per me il nuovo anno inizia a settembre, questa volta ancora di più.
Buon nuovo anno a tutti!

~Martina

 

Momenti di gioia quotidiana (8)

  • Entrare in un bar da sola per pranzare a metà di un’infinita giornata di studio e trovarsi in riproduzione dagli altoparlanti tutta la discografia dei Linkin Park (mi basta poco);
  • La luce che filtra dalle vetrate della biblioteca durante una giornata che sembra già autunnale;
  • Passeggiare sulla spiaggia al tramonto subito dopo un temporale e calpestare la sabbia fresca; le nuvole non se ne sono andate e solo poche persone sono rimaste a guardare il mare;
  • La serie A che ricomincia;
  • Trovare in offerta l’obiettivo che volevo per la macchina fotografica e fiondarmi a comprarlo (lo so, lo so, non dovevo, ma troppo tardi!);

~Martina

Momenti di gioia lavorativa (8)

  • Quando i tuoi alunni accettano di provare ad ascoltare Ludovico Einaudi mentre fanno gli esercizi di grammatica in classe e a fine lezione ti dicono che hanno apprezzato l’esperimento;
  • Quando l’alunno più difficile che hai si ferma venti minuti a chiacchierare con te e finalmente lascia – anche se solo parzialmente – cadere la maschera a cui si regge con tutte le sue forze;
  • Quando i tuoi alunni portano una torta in classe perché hanno scoperto che è il tuo compleanno;
  • Quando finalmente J. di 1^A – dopo aver sempre preso a malapena la sufficienza e da sempre convinta di non essere intelligente abbastanza – decide di sfidare se stessa mettendosi a studiare, e prende il massimo nell’interrogazione. Vedere quanto fosse fiera del suo lavoro e quanto la sua autostima fosse cresciuta, mi ha resa incredibilmente felice;
  • Quando entri in classe e i ragazzi ti lasciano delle scritte sulla lavagna;
  • Quando entri in classe e i ragazzi hanno già aperto le finestre per cambiare aria (non sottovalutatelo, provate anche voi ad entrare di pomeriggio in una classe di 25 adolescenti che tengono la finestra chiusa!)

~Martina

#LyricsPoem (14)

 

Se sapesse quanto ho scritto di te
Ti farebbe un contratto il mio editore
Mi porteresti a Sarajevo nell’autunno dei trent’anni
E non dovresti più lavorare
E cammino al telefono su un giro di do
Anche adesso che un po’ ho imparato a suonare
Perché sei come me, più sei leggera, meno
Sei superficiale

(Niente di speciale – Lo Stato Sociale)

I don’t like my mind right now
Stacking up problems that are so unnecessary
Wish that I could slow things down
I wanna let go but there’s comfort in the panic

(Heavy – Linkin Park)

So hold on, the weight of the world
Will give you the strength to go

(Robot Boy – Linkin Park)

So you can drag me through hell
If it meant I could hold your hand

(Follow you – Bring Me The Horizon)

Save me from myself
Don’t let me drown

(Drown – Bring Me The Horizon)

Io sono

Io sono alta. Io sono pallida. Io sono magra. Io sono un’amante della musica. Io sono una cantante. Io sono un’insegnante. Io sono ancora una studente. Io sono una lettrice. Io sono una sognatrice. Io sono romantica. Io sono stanca. Io sono indecisa. Io sono una bilancia. Io sono rossa. Io sono una mangiona. Io sono un’esteta. Io sono in divenire. Io sono una viaggiatrice. Io sono confusa. Io sono indifesa. Io sono quella che sente le canzoni. Io sono una che cerca di scriverle, le canzoni. Io sono forte. Io sono triste. Io sono competitiva. Io sono una chiacchierona. Io sono quella che non lascia andare le persone. Io sono una combattiva. Io sono una vera amica. Io sono fiera. Io sono negata per gli sport. Io sono ansiosa. Io sono buona. Io sono permalosa. Io sono vanitosa. Io sono una che vive in un suo mondo. Io sono quella dai mille impegni. Io sono quella dai mille lavori. Io sono quella che non si sente mai all’altezza. Io sono legata al mio passato. Io sono in costruzione. Io sono speranzosa.

~Martina
(Da un’idea della trasmissione Pinocchio, in onda su Radio Deejay)