L’Est non mi avrà (we’re back!)

Cari Lettori.

Ok ci riprovo: cari tre lettori (ciao Ale, ciao Gabriele, ciao sfortunato visitatore casuale che  stavi probabilmente cercando una ricetta su un blog di cucina e sei finito in queste lande desolate),
non preoccupatevi per noi, siamo sopravvisute al viaggio in Russia e siamo tornate sane e salve nel magico mondo della casa editrice dove ci aspettavano valanghe di mail non lette e pile di lavoro arretrato. Alle ore 9.35 del lunedì mattina eravamo già pronte alla fuga, ma noi siamo forti, coraggiose e la crisi da rientro non ci fermerà (scusate, a quando le prossime ferie in calendario?!).

Ma parliamo piuttosto delle nostre vacanze. Parliamo della RUSSIA.
Parliamo dei giorni precedenti il viaggio, in cui ho cercato in tutti i modi di smorzare l’entusiasmo di una saltellante Mara che sognava da un anno di partire alla volta dei paesaggi sovietici.
Casermoni.
Cirillico.
Otto ore di treno in terza classe.
“Mara lo faccio per te, vedrai che se ti faccio notare tutte le cose negative ora, quando saremo a San Pietroburgo e a Mosca sarai ancora più entusiasta!”.
Dovete sapere infatti che da tempo Mara sta cercando di convertirmi all’amore per i paesi dell’est, mentre io sono una fiera sostenitrice dell’Europa occidentale.
Ma gli avvenimenti russi mi hanno aiutato nella missione pro-ovest.

Giorno 1: Oh ma perchè i russi non ci sorridono mai? Magari dobbiamo essere ancora più cortesi!
Giorno 3: Mmm, magari sarà perchè proviamo a parlargli in inglese, impariamo qualche parola di russo!
Giorno 7: Ma la cassiera mi ha sgridato e non mi ha lasciato comprare le patatine..
Giorno 8: *Mara e Martina distrutte psicologicamente di fronte ad una bigliettaia* “Non ci tratti così, volevamo solo un po’ di comprensione e affetto!”

La Russia è così, devi solo adattarti e provare a conquistare il suo cuore corazzato con una faccia più seria del normale. Ce lo hanno detto anche loro: “Smile for no reason means you’re stupid in Russia“.

Ok Mara, nonostante tutto forse un po’ di ragione ce l’avevi. Forse un pochino i treni sovietici hanno fatto breccia nel mio cuore.
Ma l’est non mi avrà!

Prossimo viaggio, Irlanda?

~Martina

Annunci

Beinaheleidenschaftsgegenstand vs. Lebenschlangershicksalsschatz

Forse non è vero che riesco ad esprimere ciò che penso solo tramite le canzoni.
A volte riesco benissimo a farlo anche con i telefilm.


«C’è una parola, in tedesco, Lebenslangerschicksalsschatz. E la traduzione più vicina è “Dono del destino di tutta una vita”.

E Victoria è wunderbar, ma non è la mia Lebenslangerschicksalsschatz.
E’ la mia Beinaheleidenschaftsgegenstand, capisci?
Sai che vuol dire wunderbar, ma non Beinaheleidenschaftsgegenstand? E’ una cosa che si impara al kindergarten. Scusami, kindergarten e’ la parola tedesca che signi…

No, no, so cos’e’.

Ok. Ma non conosci Beinaheleidenschaftsgegenstand?
Sei quasi esasperante nella tua incoerenza.
Vuol dire “la cosa che e’ quasi quella che vuoi… ma non proprio”.
Das ist Victoria per me.

Come fai a sapere che non è la Lebenslangerschicksalsschatz? Voglio dire, forse, col passare degli anni, diventera’ piu’ Lebenslangerschicksalsschatz-osa.

Oh, nein, nein. Il Lebenslangerschicksalsschatz non è una cosa che si sviluppa con il tempo.
E’ una cosa che succede all’istante. Ti passa attraverso come l’acqua di un fiume dopo una tempesta che ti riempie e ti svuota allo stesso tempo.
Lo senti in tutto il corpo, nelle mani, nel cuore, nella pancia, sulla pelle e ovviamente anche nello Schlauchmachendejungen.
Scusa il francesismo. Qualcuno ti ha mai fatto sentire cosi’?

Si’, penso di si’.

Se ci devi pensare, non lo hai provato.»

Promessa

Quanto più il dolore incide in profondità nel vostro essere,
tanta più gioia potrete contenere.
(Kahlil Gibran, “Il Profeta”)

Più mi guardo attorno e più mi accorgo di una cosa.
Siamo tutti assillati da qualcosa. Da una storia finita male, da un lavoro che non ci soddisfa, da una realtà che sembra starci sempre più stretta, dalla voglia di viaggiare, partire, fuggire.
E anche quando tutto sembra finalmente andare nel verso giusto, la nostra incredibile capacità di autosabotarci va a trovare quell’unico dettaglio che non funziona, lo ingigantisce e lo rende intollerabile.

E se per una volta la smettessimo di focalizzare la nostra attenzione e le nostre energie su ciò che ci rende infelici e cominciassimo ad apprezzare tutte quelle piccole cose che ti permettono di stare a galla nonostante il resto vada in pezzi?
E allora voglio prendere tutta la felicità che posso, ovunque posso, anche se è solo una scintilla non la lascerò spegnere.

Una volta lo avevo imparato, la felicità è nelle piccole cose.

Comprare montagne di caramelle con un’amica.
Una stella cadente e un desiderio che non può essere espresso ad alta voce.
Un picnic serale con le tue compagne di università.
Capire come si forma un accordo con la chitarra.
Il karaoke.
Un barattolo di fragole.
Prendere l’aereo.
Un tramonto a Kew Gardens.
La canzone giusta al momento giusto.
Chi, al posto di andarsene, resta nonostante e soprattutto dopo averti vista nei tuoi momenti peggiori.

Prometto di non scordarlo più.
…Il resto verrà da sé.

~Martina