Momenti di gioia quotidiana (2)

(Concerto dei Bastille @ Milano Edition)

– Quando tua sorella prepara un cd di canzoni da cantare a squarciagola durante il viaggio;
– Quando si riesce a sgattaiolare oltre i controlli e a trovare due posti da cui vedere perfettamente il palco, senza avere nessun giocatore di basket davanti che ti blocchi la visuale;
– Gli autoscatti stupidi pre-concerto;
– Dan Smith e il suo accento inglese;
– Dan Smith che salta durante tutte le canzoni e non manca una nota;
– Dan Smith che corre lungo tutto il parterre del forum di Assago con un fiume di persone che lo circonda e non manca una nota;
– Dan Smith;
– E anche un po’ tua sorella che canta e anche se lei forse non becca una nota, non potrebbe farti ridere di più;

~ Martina

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Ch-ch-changes

Fellow readers,

la primavera è nell’aria e ha portato con sé, oltre alla mia amata allergia, anche parecchi cambiamenti.
Partiamo con il primo e più importante: ho cambiato di nuovo colore ai miei capelli. E in secondo luogo anche lavoro.

Ebbene sì, per lunghi e tortuosi motivi che non sto qui ad elencare, le tre ragazze della pausa pranzo non lavorano più nella casa editrice che per oltre un anno le ha accolte. Ora abbiamo trovato di meglio da fare: lanciare nell’etere curricula a tutto spiano, o a volte, semplicemente lanciarli fuori dalla finestra.

Ora, un dubbio esistenziale si è affacciato alla mia mente: dovremmo cambiare nome al blog? Farlo diventare “Quelledellapausacaffè”? Perché, anche se non siamo più colleghe, rimaniamo ovviamente amiche -cosa di cui devo ringraziare questo anno di lavoro- e quindi i nostri sproloqui in pausa pranzo sono diventate passeggiate all’aria aperta o chiacchierate davanti ad una tazza di caffè.

La seconda questione invece è stata: eiocomecavolooccupotuttoquestotempoliberoora?

Beh, prima di tutto, per mia grandissima fortuna, ci sono tutte le pulizie di primavera da fare in casa (lo sentite anche voi il mio grido di disperazione vero?). Secondo, per completare l’opera, sono diventata la cuoca della casa. Ridete poco, che il mio pollo alla birra ha fatto stragi! …nel senso buono.
Ma siccome a 27 anni ancora non ci tengo a trasformarmi in Desperate Housewife, ho anche trovato tempo finalmente di portare a termine il mio obiettivo per il 2014: ho finito di scrivere la mia canzone, e dovrò cantarla/suonarla in pubblico fra un paio di settimane. Ma questo è un altro post.

~Martina

*Per i Consigli musicali non richiesti, la mia ultima fissazione. Prima o poi tornerò ad ascoltare altro oltre ai Fall Out Boy, ma non è ancora questo il momento.

#LyricsPoem (6) – Fall Out Boy Edition

You know time crawls on when you’re waiting for the song to start
So dance along to the beat of your heart
(The Phoenix – Fall Out Boy)

Anything you say can and will be held against you
So only say my name, it will be held against you

Oh, I want to teach you a lesson in the worst kind of way
Still I’d trade all my tomorrows for just one yesterday
(Just One Yesterday – Fall Out Boy)

If home is where the heart is, then we’re all just fucked
(27 – Fall Out Boy)

Dance, this is the way they’d love
If they knew how misery loved me
(Dance, Dance – Fall Out Boy)

I’m hopelessly hopeful
You’re just hopeless enough
But we never had it at all
(I’ve got a dark alley and a bad idea that says you should shut your mouth – Fall Out Boy)

The only thing worse than not knowing
Is you thinking that I don’t know
(7 minutes in heaven – Fall Out Boy)

Be careful making wishes in the dark
(My Songs Know What You Did In The Dark (light Em’ Up) – Fall Out Boy)

Fall Out Boy

Un filo rosso

Ci ho pensato un po’ prima di scrivere questo post. Solitamente tendo a scrivere di argomenti allegri (qualcuno mi suggerisce il termine “cazzate”), ma questa settimana è successo qualcosa che mi ha scosso e ho pensato che forse due parole andavano spese.

Giovedì pomeriggio ho accompagnato mia madre e mia nonna a far visita ad una coppia di lontani parenti, marito e moglie, una di quelle cose che solitamente ti fa pensare: “ci tocca, togliamoci il pensiero e via”.
Se non fosse che L. e V. sono una coppia di settantenni assolutamente adorabile, persone talmente buone e gentili che non puoi fare a meno di ascoltarli ammirata e cercare di prendere ispirazione da loro. E soprattutto si amano ancora, ti basta vedere come si prendono in giro e si stringono la mano quando si siedono uno accanto all’altra.
E fin qui quasi niente di strano. C’è un però.
A V. è stato recentemente diagnosticato un tumore al cervello, ma lui non lo sa. Sa di non stare bene ovviamente e di aver rischiato la vita, ma chi è a conoscenza dei dettagli che riguardano la sua malattia sono la moglie e la sua famiglia.
Quello che mi ha colpito profondamente di tutta la situazione è la forza e la serenità con cui questa coppia sta affrontando tutto.
C’è stato un momento in cui L. mi ha guardata negli occhi, e sorridendomi mi ha detto delle parole che sono state l’equivalente di un pugno nello stomaco:

“Tutte le cose brutte accadono per un motivo. Anche quelle che ci sembrano insensate in realtà non lo sono, perché anche se ci viene tolto qualcosa, la vita ci restituirà quaranta volte tanto. C’è un energia nel mondo che noi non possiamo cogliere, che collega persone ed eventi; niente succede mai per caso. Le cose trovano sempre la loro strada, dobbiamo solo aspettare e crederci”.

Crederci. Come se fosse semplice. L’ho sempre fatto, ma ora faccio fatica a sentirlo.
L. e V. non possono sapere quanto sono grata per le loro parole e per il loro esempio, per il loro modo di affrontare la vita con il sorriso sulle labbra e un cuore gentile. Perché dopo una settimana in cui non riuscivo neanche più a connettere i miei pensieri, sono almeno tornata a respirare.

~Martina
(Post con dedica speciale a C.,
perché -per fortuna- il filo rosso ci ha collegate)

“Let be
Let go
Let see
Let flow”

Momenti di gioia quotidiana (1)

(Dato che i momenti di gioia lavorativa ultimamente scarseggiano)

– Quando mangi il primo gelato della stagione
– Quando tiri fuori la bicicletta dal garage
– Quando il tuo professore di matematica delle medie ti ferma per strada chiamandoti per cognome, e ti riconosce anche se non lo vedi da più di dieci anni
– Quando dopo secoli trovi il tempo di immergerti tra gli scaffali della vecchia biblioteca del tuo paese
– Quando hai delle amiche che sono così uniche che neanche dire loro “grazie” tutti i giorni sarebbe sufficiente

~Martina