#LyricsPoem (8)

And I could write a song a hundred miles long
Well that’s where I belong
(Swallowed in the Sea – Coldplay)

Seems to me like I’m just scared of never feeling it again
I know it’s crazy to believe in silly things
But it’s not that easy (…)
High hopes, when you let it go, go out and start again
(High Hopes – Kodaline)

Cause I can’t see forgiveness
And you can’t see the crime
(Final Masquerade – Linkin Park)

Listening for voices, but it’s the choices that make us who we are
(The Unwinding Cable Car – Anberlin)

O resterai più semplicemente
dove un attimo vale un altro senza chiederti come mai,
continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai?
(Verranno a chiederti del nostro amore – Fabrizio de André)

~Martina
[#Lyrics Poem (1)]

 

Planning…

… to escape together!

Da qualche parte, per pochi giorni, tra poche settimane.

Ce la faremo!

Flow of consciousness

Sono tornata da un weekend favoloso trascorso a Sirolo con le amiche, quelle di vecchia data, quelle conosciute al liceo, quelle che ci sono sempre. Ho salito e disceso il Conero (si dice?), ho scoperto che mi piace toccare le rocce e i tronchi d’albero e che – mannaggia a me – non usavo seriamente i muscoli delle gambe da parecchio tempo. Oggi infatti avevo qualche problema di deambulazione. A breve mi scade l’impegnativa per gli esami del sangue. Devo decidermi. Devo impormelo. Devo andare in ambulatorio, devo sedermi, devo riuscire a non scoppiare in lacrime quando mi legano il laccio.
Mi piace attaccare bottone con le persone che non conosco. Tante volte mi capita di pensare ‘che bel taglio di capelli quella signora’, ‘che bel vestito quella ragazza’, ‘che bella voce’, e penso sia un grande limite della società non poterlo manifestare liberamente ai diretti interessati. Io sarei più che contenta se un/una sconosciuto/a mi facesse un complimento disinteressato. Ed è così che ieri ho conosciuto un venditore ambulante in spiaggia, che ho fatto i complimenti a una ragazza appena uscita dal lavoro, che ho conversato con un operatore telefonico (ancora). Mi piace parlare.
Non so se preferisco la voce di Alex Turner o quella di Harry McVeigh. O di Morrisey. O di Robert Smith. Non riesco a decidere. Poi ultimamente questa cosa dell’ascendente bilancia mi sta dando un sacco fastidio! Ieri non riuscivo nemmeno a scegliere quale ombrellone o quale lettino prendere e oggi ho impiegato due minuti buoni per scegliere se mangiare l’insalata o la pizza. Ha vinto l’insalata, anche se quella verde mi fa impressione perché sembra viva.
In Jumanji c’erano delle piante carnivore letali. L’insalata verde avrebbe fatto più paura.
Domanda assurda che mi è stata posta durante un colloquio di lavoro: “cosa aspetta a sposarsi?”
Per ora voglio solo visitare l’Azerbaijan.

Aggiornamenti vari abbastanza inutili, questa volta perché Apple sta facendo i suoi grandi annunci e mi sembrava giusto farne qualcuno anche io.

  • Mi sono innamorata. Non era previsto, non era quello che volevo, sto cercando di resistere. E come se non bastasse mi farebbe spendere molti più soldi di quelli che avevo previsto… Ma quando l’ho presa tra le braccia ho capito che era lei. La Fender Stratocaster Surf Green.
    Comunque fra un mese esatto è il mio compleanno. Just sayin’. No così. Una coincidenza incredibile, non trovate?
  • Mia sorella è un’infermiera, ma si rifiuta di tagliare i pomodori perché le fanno senso. (Dovevo vederlo scritto perché ogni tanto non riesco a spiegarmelo);
  • Mia sorella è un’infermiera, ma quando cado dalle scale (cosa che accade un po’ troppo spesso e puntualmente quando lei è nei dintorni), ride e mi abbandona per terra. …Sì beh, forse vedendo la cosa dall’esterno lo farei anche io;
  • A parte i pomodori e le mie cadute stupide, mia sorella è una brava infermiera (ciao Fra, so che non leggi, ma non si sa mai e per precauzione ho inserito questo punto lo stesso. Ai miei vestiti nel tuo armadio ci tengo);
  • Sono inspiegabilmente riuscita a cambiare le corde alla mia chitarra da sola. Solo due forbici hanno quasi rimesso la vita nell’impresa ma non importa, l’obiettivo finale è stato valorosamente raggiunto. Suona! (è un crack quello che ho sentito?);
    Problema di matematica: considerato che per ora ho cambiato solo una corda su sei, quante altre forbici mi servono?
  • But if you sing…

~Martina

People (sometimes) leave

A volte scrivo post che rimangono nelle bozze per più di cinque mesi. Come questo, scritto il 21 marzo.

And that’s how it goes, kids. The friends, neighbors, drinking buddies, and partners-in-crime you loved so much when you’re young – as the years go by, you just lose touch… You will be shocked, kids, when you discover how easy it is in life to part ways with people forever. That’s why when you find someone you want to keep around, you do something about it.”
Ted Mosby – How I Met Your Mother 9×21 “Gary Blauman”

“Sareste scioccati nello scoprire quanto è facile nella vita, perdere qualcuno per sempre”.
How I Met Your Mother
è sempre fonte di ispirazione per me, o anche di grandi torture a seconda dalle puntate, e c’è da dire che anche l’episodio di questa settimana sembra aver seguito il filo dei miei pensieri.

Ma il punto non è tanto che le persone decidano di intraprendere nuove strade e che spesso queste non coincidano più con la tua, o almeno non sta solo in quello. Perché per quanto sia doloroso, fa parte della vita, dei cambiamenti, della crescita. Purtroppo succede.
Quello che rimane dentro invece, la sensazione che davvero è dura da rielaborare, è lo spietato dubbio che ti fa chiedere se tu abbia fatto abbastanza o se forse -semplicemente- è meglio che tu esca di scena. E che prima o poi arriverà il momento in cui sarà davvero troppo tardi.

E io forse, non dovrei scrivere post quando non riesco a prendere sonno, ma come dicono gli Arctic Monkeys, “Baby we both know that the nights were mainly made for saying things that you can’t say tomorrow day”.

~Martina

Vacanze in tre atti

(Il bello di Mara e me è che anche quando siamo lontane riusciamo in qualche modo a sincronizzarci. Ad esempio, come quando lo stesso giorno cominciamo a scrivere un post sulle nostre vacanze. Il mio viene pubblicato un po’ più tardi, ma eccolo qui!)

Ho passato agosto cercando di fuggire dalla mia città e dalla coltre perenne di nubi che la ricopriva. Missione riuscita, perché ho girovagato su e giù per l’Italia macinando chilometri e chilometri in pullman. Già, in pullman. Perché viaggiare su quattro ruote rende meglio l’idea della distanze, rende il viaggio più poetico, o almeno è quello che ci siamo raccontati per non dirci la verità: ci siamo tirati insieme tardissimo ed era l’unico mezzo disponibile!

PRIMO ATTO: Gallipoli

La folle e affollatissima Gallipoli. Con qualche vecchia amica e qualche nuova conoscenza abbiamo deciso di trasferirci per una settimana in Salento, ma credo che l’intero mondo quest’anno abbia fatto lo stesso ragionamento, a giudicare dalla quantità infinita di persone presenti in spiaggia.
Io so solo che ho passato una settimana esattamente come volevo: in completo relax, aspettando il tramonto sulla spiaggia, giocando partite a carte come la migliore delle pensionate (Mara a questo punto dobbiamo sfidarci!), mangiando-mangiando-mangiando (evviva il cibo pugliese), cercando qualche stella cadente e soprattutto cantando e strimpellando qualche canzone con la chitarra insieme ai miei coinquilini. Menzione e ringraziamento speciale per I. che mi ha pazientemente insegnato ad accordare ad orecchio, soprattutto considerando che il mio orecchio è grossomodo  i n e s i s t e n t e.

– Momento felice: Corse in bici notturne cantando, cercando di tenere in equilibrio due drink, possibilmente senza cadere // aspettare l’alba al suono di una chitarra mezza scassata.
– Colonna sonora di un viaggio in bus durato 16 ore e di chi ci regala nuova musica: John Butler Trio, Oceans

SECONDO ATTO: Roma 

Roma e l’amica di sempre, la città eterna e l’amica di mille avventure, C.
Un paio di giorni dopo il rientro da Gallipoli, ho ritrovato il mio amato pullman (ehi, ma questa volta le ore di viaggio erano solo sette!) e sono partita alla volta di Roma con C.
Inutile dire che come nostro solito abbiamo macinato chilometri e chilometri di camminate senza (quasi) mai fermarci, ma abbiamo anche affrontato i Fori Romani sotto il sole cocente di mezzogiorno, provato il gelato di una delle gelaterie più famose di Roma, “Giolitti”, fatto su e giù da qualsiasi bus la capitale ci mettesse a disposizione, apprezzato la pasta cacio e pepe in Trastevere, trovato segni che non abbiamo voluto interpretare e infine ricevuto due rose e due braccialetti in “dono” sulla terrazza del Pincio. Il mio dice “libertà”, quello di C.  invece “fortuna”.

– Momento felice: potrei dire tutto, ma scelgo la coppa gelato olimpica e le chiacchiere all’ombra di duemila anni di storia nel Colosseo.
– Colonna sonora di mille risate e un nanana sincronizzato: Rome wasn’t built in a day, Morcheeba

TERZO ATTO: Caserta/Cetara

L’ultimo atto del mio vagare per l’Italia ha previsto anche una tappa in provincia di Caserta, per partecipare al matrimonio di mia cugina M. (in realtà cugina di mia mamma, anche se ha solo due anni più di me). È stata solo una toccata e fuga, ma è stato bello ritrovare alcuni parenti che non vedevo da un bel po’. Inutile a dirsi, la sposa era meravigliosa e agitatissima. Agitata lo ero anche io che, munita di tacchi troppo alti per un’impacciata come me, mi sono dovuta arrampicare sull’altare per leggere un paio di letture. Rischio caduta evitato, ma il mio accento bergamasco non è stato possibile camuffarlo.
Il resto è stato tutto cibo-cibo-cibo-foto-cibo-far finta di ricordarsi di parenti senza avere la più pallida idea di chi fossero (comprendetemi, mia nonna ha qualcosa come sei tra fratelli e sorelle, che hanno a loro volta tre/quattro figli, che hanno a loro volta altri tre/quattro figli) e… ho detto cibo? Cibo.

Momento felice: La sposa che, la sera prima del matrimonio, ripassa i voti nuziali e si commuove (ok, in realtà ci fa anche commuovere ma non volevo dirlo. E con “ci” intendo “mi”).
Colonna sonora degli scambi musicali in auto con la mia famiglia – io metto il live dei Muse, mio papà rilancia con i Pink Floyd: Shine on you (Crazy Diamond)

~Martina