Sa, sa, prova

Il dramma.
La svolta inaspettata.
Il gufo che ti aspetta appollaiato sulla spalla.
Signori, il momento è tragico.
Sono al QUARTO -e dico quarto- giorno di afonia.

(No, tranquilli, non mi sembra proprio di esagerare e di essere eccessivamente drammatica)
Io senza voce mi sento inutile come Mila senza Shiro e la pallavolo, come un arcobaleno senza l’indaco, come JD senza Turk, come le Gocciole senza cioccolato, come Mara senza il caffè.
Ma soprattutto non posso cantare.
Ma soprattutto ieri ho fatto una comparsata in teatro e lasciato che cantasse il resto del coro mentre io muovevo solo la bocca. NON-SI-FA.

Ho studiato tre modi per uscire da questa situazione:
1. Andare in farmacia, spendere DICIASSETTE euro per venti compresse dal gusto terribile e sorbirmi una mini lezione di farmacologia su come “L’assenza di voce è solo un sintomo, devi scoprirne le cause”. Per informazione, la risposta “Il karaoke” non è stata contemplata dal Sig. Farmacista come valida.
2. Ascoltare il consiglio della cara logopedista C.: “Marty, stai zitta!”. Mia sorella ti è particolarmente grata per il suggerimento, amica!
3. Trasformare il Dramma in una divertente occasione per mutare le mie giornate in una continua partita a Pictionary. Alternativa poco applicabile date le mie scarse doti raffigurative.

Al che sembra più probabile che applicherò la Soluzione Numero Quattro: l’attesa. (Sì, però io voglio cantare le canzoncine di Natale.)

~Martina

Metti l’agrifoglio in casa, lalalallallala!

Natale è quando si passa il pomeriggio a cucinare biscotti allo zenzero (che poi non sanno di zenzero, ma solo di miele – ci stiamo lavorando) con mia sorella e mio cugino di 15 anni, ascoltando canzoni di cartoni animati e fare a gara a chi li decora peggio (spoiler: abbiamo scoperto che ad un adolescente che studia informatica non si può lasciare in mano della glassa colorata!)

Natale è quel giorno dell’anno in cui i miei parenti mi svuotano il portafoglio in modo simil-legale grazie alla mia innata sfiga in tutti i giochi da tavolo. E il primo che vuole commentare con il classico “sfortunata al gioco…” si fermi immediatamente, se non vuole che gli lanci qualche candito in testa.

Natale è quando per un giorno l’anno mio papà, da sempre incaricato di cucinare tutto il pesce per la Vigilia, prende il controllo della cucina e si guarda intorno sperduto alla ricerca del cassetto con le pentole (ma dovreste assaggiare i suoi fantastici moscardini!)

Natale è partecipare alla Babbo Running, con barba, cappello e tutto, e con questo abbigliamento improbabile essere trascinati in uno dei ristoranti più chic della città da un Santa Claus anglosassone, scoprendo alla fine che probabilmente voleva solo sfruttarti per raccogliere soldi.

Natale è cantare a squarciagola “Don’t look back in anger” con Mara alle quattro di notte per strada.

Natale è mia sorella che mi regala due biglietti per il prossimo concerto insieme.

Natale è augurare alle persone a cui vuoi bene la stessa cosa che hai avuto tu quest’anno: la fortuna di avere così tanto affetto intorno… Che poi è la cosa che conta.
(Concedetemi il finale zuccheroso, i livelli del mio glucosio da 36 ore sforano qualsiasi limite consentito!)

Merry Christmas!

~Martina

Momenti di gioia lavorativa (7)

– quando le tue alunne non ci credono che hai 28 anni e te ne danno 25, 26 al massimo.
– quando le tue alunne non ci credono che a volte frequenti i loro stessi locali
– quando le tue alunne ti chiedono dove hai comprato la giacca, la sciarpa e il maglione
– quando uno dei tue alunni ti dice che sei la prof. più bella e, anche se è chiaramente una tattica per arrivare al 6, tu gongoli e te ne compiaci
– quando c’è la verifica ed entrando in classe percepisci la paura di chi non ha aperto libro
– quando, con molta soddisfazione, metti 3 a chi non si è presentato di proposito il giorno della verifica
– quando un ex alunno ti dimostra di aver seguito attivamente le lezioni mandandoti, a distanza di un anno, gli appunti che aveva preso con il cellulare

~Mara

Datemi una tazza di Earl Grey e un piumone, grazie

Dovrebbero studiare una legge matematica che definisca il rapporto costante che esiste tra l’abbassamento delle temperature e la mia crescente difficoltà ad uscire dal piumone.
Sarà che sento già l’atmosfera da vacanze di Natale e vorrei solo starmene sul divano con una tazza di Earl Grey a leggere “Shotgun Lovesong” e sparandomi qualsiasi trasmissione idiota passino su Real Time per commentarla con mia sorella.

Questo è il periodo dell’anno in cui più sento nostalgia di Londra, della caotica Oxford Street piena di luminarie, delle Yumchaa Tea Room e della loro deliziosa carrot cake, del profumo di cannella e del mulled wine che invadono Southbank, degli adorabili scoiattoli che saltellano anche con la neve (il mondo dovrebbe avere più parchi pieni di scoiattoli!), delle piste di pattinaggio all’aperto che non sono mai riuscita a provare e che avrei voluto tanto testare, della guida che aprivo a caso e a cui lasciavo decidere dove avrei passato i miei pomeriggi…

E invece il mio collega di scrivania mi riporta alla realtà. Ad una realtà in cui fra poco deciderò di staccargli le casse dal pc, perché – belle le musiche natalize eh – ma 8 ore delle Christmas Song di Glee anche no, ecco. Anche se non so se considerarla un’evoluzione rispetto alle giornate in cui decide che il suo umore è rappresentato perfettamente da Tiziano Ferro o da Marco Carta. “Ma hai sentito l’ultima di Annalisa?”.

Ok, forse mi tengo le canzoni di Glee.

~Martina