Murphy, amico mio

«Se qualcosa può andar male, andrà male.»
o meglio
«La probabilità che una fetta di pane imburrata cada dalla parte del burro verso il basso su un tappeto nuovo è proporzionale al valore di quel tappeto.»

Che tradotto in termini miei vuol dire: se passi una giornata senza pensieri a girovagare per il meraviglioso Mercato Metropolitano a Milano (da vedere, e soprattutto, cibo cibo cibo da assaggiare!) e addirittura a vagare senza fretta in una libreria che ti accoglie con il nuovo disco dei Mumford in sottofondo, è ovvio che le successive ventiquattro ore debbano essere da pane imburrato su tappeto persiano.

Come quando l’allarme ti sveglia alle tre di notte, ma stavolta vedi che la finestra è aperta e mancano una borsa e vari soprammobili e, nonostante il cervello mezzo assonnato, capisci che qualcuno ha violato casa tua. Che non è tanto per gli oggetti scomparsi, ma è proprio la sensazione di vulnerabilità che ne consegue, sapere che quel qualcuno che è entrato in casa tua potrebbe essere ancora nei dintorni, a qualche metro da te. E che ci potrebbe riprovare.

Ne consegue ovviamente che di riaddormentarsi non se ne parla, non fosse che al mattino hai una riunione fondamentale e devi essere presente con la testa e reattiva. Riunione in cui ti viene comunicato un cambio di rotta lavorativo quasi totale, e tu non puoi fare altro che accettare, e pensare che per i successivi sei mesi ci sarà da stringere i denti non poco.

Rimanere poi bloccata in autostrada sotto la grandine è un dettaglio vero?

E adesso scopro anche che WordPress mi ha cambiato l’impostazione per aggiungere per gli articoli sul blog.
Va bene il furto, va bene il colloquio, va bene la grandine, ma Wordpress, questo è troppo!

~Martina

Edit: al parco una bambina mi ha appena chiamata “Signora”. Forse in cima alla lista ci metto questa.

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