È troppo tardi per salutare il 2016?

Signori, il 2016 è l’anno dei trenta.

Quindi immagino che la presentazione del nostro blog scritta tre anni fa (TRE MARA, SONO GIÀ TRE ANNI) in cui allegramente dicevamo di essere vicine ai trenta, ma senza in realtà pensarlo davvero, ora si stia realizzando. Ma non ho il coraggio di aggiornarla.

Mi sono resa conta che non sono più un’adolescente quando un’orda di teenager urlante e piangente mi ha travolta al centro commerciale per raggiungere uno youtuber maisentitonominareedicuicomunquenonmiricordoilnome di quindici anni o forse meno. E io mi sono nascosta in un angolino abbracciando le ginocchia e ripetendomi “va tutto bene, va tutto bene”.

L’anno scorso avevo una lista di buoni propositi per il 2015 che -strano ma vero- ho anche abbastanza rispettato. Si, mi riferisco ai mojiti alla liquirizia; no, chiaramente non mi riferisco alla parte dello sport, quello mai.

Quindi la mattina di Capodanno, trascorsa in una delle mie città preferite di sempre, Firenze, mi ha portato alle consuete riflessioni. Più pratiche, meno romantiche.

Buoni propositi 2016

  • Cambiare lavoro.
  • Cambiare lavoro e trovarne uno che mi permetta di andare a vivere da sola.
  • Cambiare lavoro e trovarne uno che almeno non mi faccia rotolare nel letto per mezz’ora al mattino chiedendomi perché mi devo alzare e come mi sono ritrovata incastrata qui.
  • Passare l’esame di lingua latina. Oh wait, ne ho già passato metà! (faccine sorridenti, faccine sorridenti).
  • Ri-laurearmi in fretta e quindi cambiare lavoro.

Finito, a posto, ci rivediamo nel 2017!

Per i consigli musicali non richiesti: la canzone con cui sono stata svegliata nel 2016, dopo aver camminato per chilometri durante la notte con le mie ballerine. I’m not so smart, maybe.

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