Khalepa Ta Kala

Allora Jem disse una cosa in una lingua che Tessa non capiva. Suonava come “Khalepa Ta Kala”.
Lei aggrottò la fronte. – Non è latino?
– È greco, e ha due significati. Significa che le cose che vale la pena avere – le cose buone, belle, onorevoli e nobili – sono difficili da ottenere. Ma significa anche qualcos’altro.
La ragazza deglutì. – E sarebbe?
– La bellezza è dura.

«Shadowhunters – Il principe»
(Cassandra Clare)

Saltatempo

– Tu sei un presuntuoso – disse il Dio – vuoi che tutto torni normale, quando ti fa comodo? Credevi di saper tutto su come funzionano il tempo, lo spazio e i loro contrari. Ti sei divertito a saltare da un orologio all’altro. Però non andava mai come pensavi. Vuoi sapere perché? Perché non credi abbastanza al mondo. Credevi di far girare tu le lancette, illuso, uccellino nella tempesta, pescetto nelle rapide! Volevi consumare una cosa preziosa come la tua voglia di lottare in un istante, invece che usarne la forza ogni giorno. Credevi che il tuo destino fosse segnato, avevi previsto tutto, dramma tragedia e revolverate, e invece come vedi sei qui, nel posto dove tutto è cominciato e sempre ricomincerà. 

(…) Sei libero di scegliere uno dei tuoi sedici futuri ma non posso dirti quale, solo che in uno diventerai pontefice, non fare quella faccia, sto scherzando. Devi solo promettermi che conserverai gli orologi come una cosa importante e preziosa, non tradire né l’uno né l’altro. Quello della fatica quotidiana e quello dei mondi possibili, quello che conta i tuoi passi in terra e quello che misura i tuoi sogni. Quello che scorre e quello che gira. Quello che ti ruba le persone care e quello che te le riporta. Quello che uccide i nemici e quello che ti fa immaginare in quanti modi li uccideresti. Quello che ti fa amare e quello che ti fa amare, capisci la suggestiva ripetizione?

(“Saltatempo”, Stefano Benni)

stefano benni - saltatempo

 

Smith & Wesson

Quel che avrei potuto dirle, per aiutarla, l’ho capito solo più tardi ripensando a quel giorno, al suo salto, alla sua follia. Le avrei dovuto dire che tanti saltano nello stesso modo via dalla loro vita, oltre se stessi, rischiando tutto per sentirsi davvero vivi. Avrei dovuto dirle che tutti lo fanno chiusi nelle loro paure, chiusi dentro la notte mefitica delle loro paure. Un posto piccolissimo, molto nero, dove sei solo, e fai fatica a respirare. Non c’è nulla che si possa fare per cambiare le cose e già si è fortunati se qualcuno ha avuto per noi l’attenzione di mettere una piccola musica, là dentro; o se capita di avere un amico ad aspettarci in un’ansa del fiume per riportarci a casa, in una qualche casa. Questo, le avrei dovuto dire. Invece solo la strinsi fra le mie braccia, e non fui capace di dire niente. Piccola Rachel… Davvero si sarebbe meritata un giorno di gloria, lei e quegli altri due matti, sa il cielo come mi mancano. Ma non è andata così, spesso non va così. Si semina, si raccoglie, e non c’è nesso tra una cosa e l’altra. Ti insegnano che c’è, ma… Non so, io non l’ho mai visto. Accade di seminare, accade di raccogliere, tutto lì. Per questo la saggezza è un rito inutile e la tristezza un sentimento inesatto, sempre. Seminammo con cura, tutti quella volta, seminammo immaginazione, e follia e talento. Ecco cosa abbiamo raccolto, un frutto ambiguo: la luce bella di un ricordo e il privilegio di una commozione che per sempre ci renderà eleganti, e misteriosi. Voglia il cielo che questo basti a salvarci, per tutto il tempo che ci sarà dato, ancora.

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Ignis aurum probat

Ignis aurum probat
– Sai che cosa significa? – chiese Jocelyn, senza staccare gli occhi dal ponte che si abbassava verso di loro.
– Cosa?
– Quello che hai detto, il motto delle Sorelle di Ferro.
A quel punto il ponte era quasi orizzontale. – Significa che il fuoco tempra l’oro.
– Giusto – fece Jocelyn. – Ma non solo per quanto riguarda le armi o altri oggetti metallici. Vale anche per le avversità che mettono alla prova la forza di carattere. Nei momenti più difficili, nei momenti più bui, alcune persone brillano.
– Oh, davvero? – fece Izzy. – Be’, io sono stanca dei momenti bui e difficili. Forse non voglio brillare.
Il ponte levatoio si abbassò del tutto davanti ai loro piedi, con un boato. – Se sei anche solo un poco come tua madre – ribatté Jocelyn – non potrai fare nulla per evitarlo.

(“Shadowhunters, Città delle anime perdute” – Cassandra Clare)

Abbattere i muri

È sempre bello ricordarsi che, anche se mi perdo, posso sempre ritrovarmi tra le pagine di un libro, magari proprio nell’ultima pagina, quando credevo fosse finito.

 ~Martina

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Lust for writing

E va bene. A volte ritornano… E questa volta a tornare sono io!

Cadendo nella retorica, dirò che scrivere fa bene all’anima, al cuore e alla testa (meglio di un’aspirina insomma).  C’è di più: annotare ‘cose’ significa praticamente dare una fisicità e rendere materiali tutti quei momenti, aneddoti e stati d’animo che, in un futuro più o meno prossimo, diventeranno i nostri ricordi più belli (forse lavorare in compagnia di un professore di filosofia non mi sta facendo bene). Insomma, dall’alto della mia saggezza mi sento di dare un consiglio a tutti i lettori: scrivete sempre ciò che vi passa per la testa. Non è importante cosa e non è importante come, ma scrivetelo. Scrivetelo ovunque, su un fazzoletto di carta, su un flyer, su un post-it, sulla carta igienica, su una cartolina, su un diario serio, su un taccuino improvvisato… Su un blog che leggono tre persone…

Il mio aneddoto speciale? Un paio di settimane fa il mio ragazzo mi ha chiesto consigli sul prossimo libro da leggere.

Mi ha presa alla sprovvista. Stavamo guardando Sliding Doors e io mi stavo perdendo in domande esistenziali circa il destino/tradimento/taglio di capelli/ come ti piace di più Gwineth Paltrow?/Gwineth Paltrow-e-quello-dei-Coldplay, e lui – forse per zittirmi – mi ha chiesto che libro potesse leggere una volta finito quello sul suo comodino.

Ok, dunque, facciamo mente locale. Che cosa legge di solito? Cosa potrebbe tenerlo sveglio mentre cerco di imparare a vestirmi con i consigli di Real Time? Brutto segno.  Sul comodino ha I pilastri della terra.

‘Niente panico Mara, la casa in cui abita ha scaffali e scaffali di libri… Ne troverai uno passabile’ mi dico, ma il caro e vecchio proprietario a quanto pare si divertiva a leggere solo thriller e manuali di ingegneria. Curiosando qua e là individuo il ripiano – probabilmente appartenuto alla moglie o fidanzata – dedicato a libri che possono definirsi tali: classici greci e latini, qualche neorealista, alcuni romanzi contemporanei… e in mezzo a copertine più o meno ‘girlish’ individuo lui, quello che piace sempre e comunque, Andrea de Carlo.

Non voglio aprire un dibattito circa il suo talento, fatto è che non ho sentito mai nessuno lamentarsi di Due di due. Lo cerco tra quelli presenti ma niente, ci sono tutti tranne quello. Ripiego su Di noi tre (che fantasia, eh?) ricordandomi che ai tempi del liceo l’avevo divorato e che mi aveva aiutata a passare le ore di fisica durante le quali non capivo nulla: mentre la prof. spiegava come funziona un motore a scoppio, io imparavo che i triangoli amorosi nei romanzi funzionano sempre.

«Ecco, leggi questo!!!». Sguardo sospettoso, occhiataccia alla copertina, e poi la classica domanda: «di cosa parla?». La classica risposta: «Amore e amicizia», mentre tra me e me penso ‘L’ho letto al liceo, chi si ricorda! Le quarte di copertina esistono apposta…’.

Come previsto, il mio suggerimento viene gentilmente rifiutato.

Tornata a casa ho continuato a pensare che libro consigliare a uno che di solito legge thriller o romanzi storici. Ho fatto passare i ripiani di camera mia e alla fine l’illuminazione è arrivata: TRAINSPOTTING.

Dopo aver  tolto il centimetro di polvere formato nel corso di sette o otto anni, l’ho sfogliato per vedere se leggendo qua e là mi ricordavo passaggi e avvenimenti del libro e con mia sorpresa ho trovato alcune frasi sottolineate e dei paragrafi evidenziati. Li ho riletti e, come sette o otto anni fa, sono arrivati dritti allo stomaco. PAM.

Quanto sconvolge rendersi conto che alla fin fine non si è cambiati, nemmeno un po’, nemmeno di una virgola?

(Ah per la cronaca… No, non gli è piaciuto.)

~Mara