Datemi una tazza di Earl Grey e un piumone, grazie

Dovrebbero studiare una legge matematica che definisca il rapporto costante che esiste tra l’abbassamento delle temperature e la mia crescente difficoltà ad uscire dal piumone.
Sarà che sento già l’atmosfera da vacanze di Natale e vorrei solo starmene sul divano con una tazza di Earl Grey a leggere “Shotgun Lovesong” e sparandomi qualsiasi trasmissione idiota passino su Real Time per commentarla con mia sorella.

Questo è il periodo dell’anno in cui più sento nostalgia di Londra, della caotica Oxford Street piena di luminarie, delle Yumchaa Tea Room e della loro deliziosa carrot cake, del profumo di cannella e del mulled wine che invadono Southbank, degli adorabili scoiattoli che saltellano anche con la neve (il mondo dovrebbe avere più parchi pieni di scoiattoli!), delle piste di pattinaggio all’aperto che non sono mai riuscita a provare e che avrei voluto tanto testare, della guida che aprivo a caso e a cui lasciavo decidere dove avrei passato i miei pomeriggi…

E invece il mio collega di scrivania mi riporta alla realtà. Ad una realtà in cui fra poco deciderò di staccargli le casse dal pc, perché – belle le musiche natalize eh – ma 8 ore delle Christmas Song di Glee anche no, ecco. Anche se non so se considerarla un’evoluzione rispetto alle giornate in cui decide che il suo umore è rappresentato perfettamente da Tiziano Ferro o da Marco Carta. “Ma hai sentito l’ultima di Annalisa?”.

Ok, forse mi tengo le canzoni di Glee.

~Martina

Annunci

Ch-ch-changes

Fellow readers,

la primavera è nell’aria e ha portato con sé, oltre alla mia amata allergia, anche parecchi cambiamenti.
Partiamo con il primo e più importante: ho cambiato di nuovo colore ai miei capelli. E in secondo luogo anche lavoro.

Ebbene sì, per lunghi e tortuosi motivi che non sto qui ad elencare, le tre ragazze della pausa pranzo non lavorano più nella casa editrice che per oltre un anno le ha accolte. Ora abbiamo trovato di meglio da fare: lanciare nell’etere curricula a tutto spiano, o a volte, semplicemente lanciarli fuori dalla finestra.

Ora, un dubbio esistenziale si è affacciato alla mia mente: dovremmo cambiare nome al blog? Farlo diventare “Quelledellapausacaffè”? Perché, anche se non siamo più colleghe, rimaniamo ovviamente amiche -cosa di cui devo ringraziare questo anno di lavoro- e quindi i nostri sproloqui in pausa pranzo sono diventate passeggiate all’aria aperta o chiacchierate davanti ad una tazza di caffè.

La seconda questione invece è stata: eiocomecavolooccupotuttoquestotempoliberoora?

Beh, prima di tutto, per mia grandissima fortuna, ci sono tutte le pulizie di primavera da fare in casa (lo sentite anche voi il mio grido di disperazione vero?). Secondo, per completare l’opera, sono diventata la cuoca della casa. Ridete poco, che il mio pollo alla birra ha fatto stragi! …nel senso buono.
Ma siccome a 27 anni ancora non ci tengo a trasformarmi in Desperate Housewife, ho anche trovato tempo finalmente di portare a termine il mio obiettivo per il 2014: ho finito di scrivere la mia canzone, e dovrò cantarla/suonarla in pubblico fra un paio di settimane. Ma questo è un altro post.

~Martina

*Per i Consigli musicali non richiesti, la mia ultima fissazione. Prima o poi tornerò ad ascoltare altro oltre ai Fall Out Boy, ma non è ancora questo il momento.

Benvenuti nel tunnel di Spotify (ovvero, canzoni per superare i lunedì lavorativi)

I’ve got another confession to make.

(E qui dovreste rispondermi cantando in coro “I’m your fooool!“)
No, citazioni dei Foo Fighters a parte, la confessione di quest’oggi riguarda il mio profondo amore per Spotify e per le sue playlist. E come ogni buona fissazione che si rispetti, ovviamente ho cercato di trascinare anche le mie amiche nel tunnel (missione quasi riuscita, by the way).
C’è una playlist in particolare però, che ho ascoltato in questi giorni: Office Detox.
Spotify, io apprezzo tutto l’impegno che ci metti, ma a volte riuscire a disintossicarsi dal lavoro sarebbe come vedere uno yeti che cavalca un unicorno. O come chiedere a Mara di non ridere quando qualcuno dice “sfinge”.
Ho quindi creato una mia personalissima playlist di canzoni per i lunedì lavorativi, soprattutto quando capitano di martedì, mercoledì e anche giovedì.

Dai ammettiamolo, tutti abbiamo canzoni che non dovrebbero piacerci perchè non rientrano nei nostri gusti musicali (ed ecco che la “sessione privata di ascolto” di Spotify ritorna sempre utilissima), ma che ci si ficcano in testa senza che possiamo farci nulla. Io ad esempio assomiglio a qualcosa tipo:

worst song ever

Quindi ecco la mia
Top 5 canzoni che non vorrei ammettere di ascoltare, perchè mia sorella mi prenderebbe in giro a vita e perchè i musicisti del gruppo in cui canto mi sostituirebbero al volo, ma che a me piacciono -e vi dirò di più, mi piacciono anche i cantanti stessi-, quindi facciamocene una ragione*

1. Katy Perry – Roar
2. Demi Lovato – Give Your Heart a Break
3. Taylor Swift – Red
4. Spice Girls – Wannabe

…e infine
5. One Direction – Kiss You
(lo so, non dite nulla, fa male anche a me, ma continuare a nascondersi è inutile)

*La classifica è assolutamente personale, nessuna nota musicale è stata ferita nella compilazione della stessa, anche se potrei essermi riservata il diritto di omettere qualche canzone
**E dopo questa, i #LyricsPoem si stanno autodistruggendo
***Avete notato come il post è cominciato con i Foo Fighters e finito con gli One Direction? Ecco.
****Ciao, vado a nascondermi.

~Martina

Posso sembrare intollerante, ma è perché sono matura

Non è vero che ti rendi conto di essere invecchiata – ok, diciamo maturata – quando i capelli bianchi aumentano o le prime rughe compaiono. Te ne rendi conto quando capisci che il tuo atteggiamento – ok, diciamo livello di sopportazione – verso il prossimo è cambiato. Quando la tua tolleranza è diminuita. Quando è ai minimi storici. Quando, se solo potessi, prenderesti a calci e pugni qualcuno solo per questioni di principio.

Ad esempio, non riesco più a sopportare le persone che fumano ai concerti e penso che chi si sbronza mentre fa la fila ai cancelli per entrare è uno sfigato. Voglio dire: aspetti mesi per vedere la band, paghi 40 euro di biglietto e poi te lo vivi da mezzo zombie? Sei sfigato, punto. Non riesci a stare due ore senza fumarti una “sigaretta”? Sei sfigato, punto. Anzi, direi str***o visto che oltre a far male a te stesso fai male pure agli altri (e rischi di bruciare i vestiti di chi ti sta intorno – yes, esperienza personale, yes sono acida).

O ancora: siamo a lezione, sto spiegando il ‘linguaggio non verbale’ cercando di rendere il tutto meno pesante inventandomi gli esempi più improbabili e gli aneddoti più esilaranti e TU, brutto adolescente che vuoi fare l’acconciatore ma non riesci nemmeno a curare i tuoi di capelli, continui a tamburellare con le dita sul banco?! Eh no, io ti metto un meno. E TU, brutta adolescente che vuoi fare quella di sinistra ma sei vestita firmata da capo a piedi, insulti le chiese, le moschee e qualsiasi altro luogo di culto solo per sentirti bulla nel tuo falso ateismo?! Eh no, doppio meno.

Sì lo so, sono tremendamente maturata.

(Dite che mi basta poco per cadere dall’albero?)

 

 

Momenti di sconforto lavorativo (2) – Ovvero: che tu sia maledetto, lunedì!

“Amazing things are going to happen”
“Amazing things are going to happen”
“Amazing things are going to happen”

No, il lunedì neanche il nostro mantra funziona.

~Martina