Planning…

… to escape together!

Da qualche parte, per pochi giorni, tra poche settimane.

Ce la faremo!

Flow of consciousness

Sono tornata da un weekend favoloso trascorso a Sirolo con le amiche, quelle di vecchia data, quelle conosciute al liceo, quelle che ci sono sempre. Ho salito e disceso il Conero (si dice?), ho scoperto che mi piace toccare le rocce e i tronchi d’albero e che – mannaggia a me – non usavo seriamente i muscoli delle gambe da parecchio tempo. Oggi infatti avevo qualche problema di deambulazione. A breve mi scade l’impegnativa per gli esami del sangue. Devo decidermi. Devo impormelo. Devo andare in ambulatorio, devo sedermi, devo riuscire a non scoppiare in lacrime quando mi legano il laccio.
Mi piace attaccare bottone con le persone che non conosco. Tante volte mi capita di pensare ‘che bel taglio di capelli quella signora’, ‘che bel vestito quella ragazza’, ‘che bella voce’, e penso sia un grande limite della società non poterlo manifestare liberamente ai diretti interessati. Io sarei più che contenta se un/una sconosciuto/a mi facesse un complimento disinteressato. Ed è così che ieri ho conosciuto un venditore ambulante in spiaggia, che ho fatto i complimenti a una ragazza appena uscita dal lavoro, che ho conversato con un operatore telefonico (ancora). Mi piace parlare.
Non so se preferisco la voce di Alex Turner o quella di Harry McVeigh. O di Morrisey. O di Robert Smith. Non riesco a decidere. Poi ultimamente questa cosa dell’ascendente bilancia mi sta dando un sacco fastidio! Ieri non riuscivo nemmeno a scegliere quale ombrellone o quale lettino prendere e oggi ho impiegato due minuti buoni per scegliere se mangiare l’insalata o la pizza. Ha vinto l’insalata, anche se quella verde mi fa impressione perché sembra viva.
In Jumanji c’erano delle piante carnivore letali. L’insalata verde avrebbe fatto più paura.
Domanda assurda che mi è stata posta durante un colloquio di lavoro: “cosa aspetta a sposarsi?”
Per ora voglio solo visitare l’Azerbaijan.

Vacanze in tre atti

(Il bello di Mara e me è che anche quando siamo lontane riusciamo in qualche modo a sincronizzarci. Ad esempio, come quando lo stesso giorno cominciamo a scrivere un post sulle nostre vacanze. Il mio viene pubblicato un po’ più tardi, ma eccolo qui!)

Ho passato agosto cercando di fuggire dalla mia città e dalla coltre perenne di nubi che la ricopriva. Missione riuscita, perché ho girovagato su e giù per l’Italia macinando chilometri e chilometri in pullman. Già, in pullman. Perché viaggiare su quattro ruote rende meglio l’idea della distanze, rende il viaggio più poetico, o almeno è quello che ci siamo raccontati per non dirci la verità: ci siamo tirati insieme tardissimo ed era l’unico mezzo disponibile!

PRIMO ATTO: Gallipoli

La folle e affollatissima Gallipoli. Con qualche vecchia amica e qualche nuova conoscenza abbiamo deciso di trasferirci per una settimana in Salento, ma credo che l’intero mondo quest’anno abbia fatto lo stesso ragionamento, a giudicare dalla quantità infinita di persone presenti in spiaggia.
Io so solo che ho passato una settimana esattamente come volevo: in completo relax, aspettando il tramonto sulla spiaggia, giocando partite a carte come la migliore delle pensionate (Mara a questo punto dobbiamo sfidarci!), mangiando-mangiando-mangiando (evviva il cibo pugliese), cercando qualche stella cadente e soprattutto cantando e strimpellando qualche canzone con la chitarra insieme ai miei coinquilini. Menzione e ringraziamento speciale per I. che mi ha pazientemente insegnato ad accordare ad orecchio, soprattutto considerando che il mio orecchio è grossomodo  i n e s i s t e n t e.

– Momento felice: Corse in bici notturne cantando, cercando di tenere in equilibrio due drink, possibilmente senza cadere // aspettare l’alba al suono di una chitarra mezza scassata.
– Colonna sonora di un viaggio in bus durato 16 ore e di chi ci regala nuova musica: John Butler Trio, Oceans

SECONDO ATTO: Roma 

Roma e l’amica di sempre, la città eterna e l’amica di mille avventure, C.
Un paio di giorni dopo il rientro da Gallipoli, ho ritrovato il mio amato pullman (ehi, ma questa volta le ore di viaggio erano solo sette!) e sono partita alla volta di Roma con C.
Inutile dire che come nostro solito abbiamo macinato chilometri e chilometri di camminate senza (quasi) mai fermarci, ma abbiamo anche affrontato i Fori Romani sotto il sole cocente di mezzogiorno, provato il gelato di una delle gelaterie più famose di Roma, “Giolitti”, fatto su e giù da qualsiasi bus la capitale ci mettesse a disposizione, apprezzato la pasta cacio e pepe in Trastevere, trovato segni che non abbiamo voluto interpretare e infine ricevuto due rose e due braccialetti in “dono” sulla terrazza del Pincio. Il mio dice “libertà”, quello di C.  invece “fortuna”.

– Momento felice: potrei dire tutto, ma scelgo la coppa gelato olimpica e le chiacchiere all’ombra di duemila anni di storia nel Colosseo.
– Colonna sonora di mille risate e un nanana sincronizzato: Rome wasn’t built in a day, Morcheeba

TERZO ATTO: Caserta/Cetara

L’ultimo atto del mio vagare per l’Italia ha previsto anche una tappa in provincia di Caserta, per partecipare al matrimonio di mia cugina M. (in realtà cugina di mia mamma, anche se ha solo due anni più di me). È stata solo una toccata e fuga, ma è stato bello ritrovare alcuni parenti che non vedevo da un bel po’. Inutile a dirsi, la sposa era meravigliosa e agitatissima. Agitata lo ero anche io che, munita di tacchi troppo alti per un’impacciata come me, mi sono dovuta arrampicare sull’altare per leggere un paio di letture. Rischio caduta evitato, ma il mio accento bergamasco non è stato possibile camuffarlo.
Il resto è stato tutto cibo-cibo-cibo-foto-cibo-far finta di ricordarsi di parenti senza avere la più pallida idea di chi fossero (comprendetemi, mia nonna ha qualcosa come sei tra fratelli e sorelle, che hanno a loro volta tre/quattro figli, che hanno a loro volta altri tre/quattro figli) e… ho detto cibo? Cibo.

Momento felice: La sposa che, la sera prima del matrimonio, ripassa i voti nuziali e si commuove (ok, in realtà ci fa anche commuovere ma non volevo dirlo. E con “ci” intendo “mi”).
Colonna sonora degli scambi musicali in auto con la mia famiglia – io metto il live dei Muse, mio papà rilancia con i Pink Floyd: Shine on you (Crazy Diamond)

~Martina

My Maltese chaos

A Malta spostarsi in bus è un’impresa quasi impossibile. Malta è tutta in salita e tutta in discesa.
A Malta il proprietario di casa viveva con noi, ma si chiudeva nella sua stanza e non ci parlava.
Il mare di Malta è carino, non male diciamo, e le spiagge sono di roccia. Poche quelle di sabbia. E affollate.
A Malta c’è un odore strano, né cattivo né buono, sia in casa che nelle strade. Anche l’acqua del rubinetto ha un sapore particolare.
A Malta c’è una città che si chiama Mdina e che è bellissima, e una che si chiama La Valletta che invece è nella media. Mdina è chiamata anche ‘Città del silenzio’. C’è poi un altro posto che mi ha incantata, si chiama Marsaxlokk.
A Malta parlano italiano con un accento quasi caricaturale. A Malta c’è sempre il sole.
A Malta c’è un locale situato al ventiduesimo piano di un palazzo che è davvero carino. A Malta si vedono risse che scoppiano e gente che si addormenta ubriaca sul ciglio della strada. A Malta i cocktail sono buonissimi, soprattutto il Cosmopolitan.
I croissant sono spesso congelati.
Nei supermercati di Malta ci sono tutti i prodotti italiani e la cosa ti disorienta.
Il mare di Malta è pieno di pesci e di meduse. I pesci di Malta sono buoni, specie se grigliati.
I tassisti di Malta sono socievoli, basta prenderli nel modo giusto. Le signore di mezza età italiane invece sono odiose.
Le catacombe possono toglierti il respiro (in tutti i sensi), così come il giro della baia in paracadute.
A Malta sono diventata campionessa di carte e non ho comprato nemmeno un souvenir.