Metti l’agrifoglio in casa, lalalallallala!

Natale è quando si passa il pomeriggio a cucinare biscotti allo zenzero (che poi non sanno di zenzero, ma solo di miele – ci stiamo lavorando) con mia sorella e mio cugino di 15 anni, ascoltando canzoni di cartoni animati e fare a gara a chi li decora peggio (spoiler: abbiamo scoperto che ad un adolescente che studia informatica non si può lasciare in mano della glassa colorata!)

Natale è quel giorno dell’anno in cui i miei parenti mi svuotano il portafoglio in modo simil-legale grazie alla mia innata sfiga in tutti i giochi da tavolo. E il primo che vuole commentare con il classico “sfortunata al gioco…” si fermi immediatamente, se non vuole che gli lanci qualche candito in testa.

Natale è quando per un giorno l’anno mio papà, da sempre incaricato di cucinare tutto il pesce per la Vigilia, prende il controllo della cucina e si guarda intorno sperduto alla ricerca del cassetto con le pentole (ma dovreste assaggiare i suoi fantastici moscardini!)

Natale è partecipare alla Babbo Running, con barba, cappello e tutto, e con questo abbigliamento improbabile essere trascinati in uno dei ristoranti più chic della città da un Santa Claus anglosassone, scoprendo alla fine che probabilmente voleva solo sfruttarti per raccogliere soldi.

Natale è cantare a squarciagola “Don’t look back in anger” con Mara alle quattro di notte per strada.

Natale è mia sorella che mi regala due biglietti per il prossimo concerto insieme.

Natale è augurare alle persone a cui vuoi bene la stessa cosa che hai avuto tu quest’anno: la fortuna di avere così tanto affetto intorno… Che poi è la cosa che conta.
(Concedetemi il finale zuccheroso, i livelli del mio glucosio da 36 ore sforano qualsiasi limite consentito!)

Merry Christmas!

~Martina

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Tìtyre, tù patulaè – sabato mattina di ordinaria follia

Bi-bip Bi-bip Bi-bip.

Studi più o meno recenti hanno dimostrato che gli elettrodomestici emettono radiazioni anche da spenti. Figuriamoci da accesi. Figuriamoci gli smartphones.

Visto che il mio smartphone non è poi tanto smart, dato che la sveglia funziona solo lasciandolo acceso, mi sono decisa a compiere il grande passo: comprare una sveglia vera. Anzi, ordinarla dal catalogo Esselunga. Sarà l’adrenalina che ti danno le cose nuove, sarà la smania di usare le cose nuove, sarà il voler far fruttare al meglio i 500 punti spesi per una cosa nuova… Ma da quando la sveglia ha trovato posto sul mio comodino non posso fare a meno che puntarla anche di sabato mattina, salvo poi maledirla appena il suo bi-bip (discreto ma letale) si fa sentire.

“Ok, trasciniamoci in cucina, riempiamoci di caffeina e vediamo di iniziare la giornata entro le 11 a.m.”, orario del tutto accettabile essendo sabato e avendo 147 milioni di cose da fare entro sera.

Prima cosa: chiamiamo la banca. Essendo una banca cheap, ho composto il numero verde e mi sono imbattuta nei classici 5 minuti di ‘dialogo’ digitale con il centralino automatico. Ho digitato 2 4 7 5 3 più o meno a caso e poi, dopo 4,37 secondi ho sentito una voce reale, umana, la voce di CARMEN. Carmen, che il sabato mattina lavora in un call center non si sa bene dove, mi è stata subito simpatica, così gentile e rassicurante. Il caso ha voluto che le si impallasse il pc proprio all’inserimento dei miei dati, perciò sono seguiti un paio di minuti di silenzio dove Carmen non ha fatto altro che insultare il sistema e scusarsi per l’inconveniente. “Si figuri, non c’è problema” le ho risposto 2 o 3 volte, soffocando l’impulso irrefrenabile di instaurare una conversazione con lei.
“Cosa fai se non arrivano chiamate? Puoi giocare a solitario? Puoi fare shopping on-line per far passare il tempo? Sono simpatici ii tuoi colleghi? Lo sai che da piccola guardavo sempre ‘Che fine ha fatto Carmen Sandiego’??!” – domande così, niente di impegnativo, solo per chiaccherare un po’. Mi sono trattenuta solo perché non fare brutta impressione ad una sconosciuta.

Dicono che chi lavora ai call center si inventa un nome ogni volta che risponde a una chiamata. Ma Carmen si chiamava davvero Carmen, lo so.

Sta di fatto che mentre le comunicavo alcuni codici personali mi sono accorta che il mio accento aveva assunto un che di strano, il mio tono era, come dire, cantilenante…

“ommioddio che cavolo sto facendo?! STO PARLANDO IN ESAMETRI???!”

Certo!!! Il sogno della scorsa notte!!! Non chiedetemi come, non chiedetemi perché, ma la scorsa notte ho sognato l’esame di latino sostenuto qualcosa come 5 anni fa… E in qualche modo il latino si deve essere impossessato di me, tanto che poi ho cercato su youtube ‘Virgilio, Bucoliche’ e ho scovato questa cosa a metà tra l’inquietante e il trash. Il cervello fa butti scherzi, ma brutti brutti…

Imbarazzata, anche se probabilmente solo io mi ero accorta del tà-tata-tà-tata-tà, ho salutato Carmen con un sentitissimo “Buon weekend”, non volendomi fermare ad un banale “Buona giornata”.

Done List

Hi there!

Non sono sparita, non preoccupatevi… stavo solamente attraversando uno dei miei soliti periodi vedo/non vedo-ci sono/non ci sono-sono qui/ma sono anche lì, ovvero sono rimasta nell’ombra per capire cosa stava succedendo nel mondo ma sopratutto in questo blog, spiando i post di Mart… Ok, non è vero, non ho più scritto perché avevo semplicemente il blocco dello scrittore. Ed è strano, in questo mese e mezzo mi sono successe un sacco di cose e tutte le volte pensavo dentro di me ”ora torno a casa e ci scrivo un post” ma poi, arrivata davanti al pc, il vuoto più assoluto (meglio così direte voi).

Comunque, per quei pochi che volessero tenersi aggiornati e al passo con la mia exciting life (ciao Marty) vedrò di fare un breve riassunto degli avvenimenti più interessanti successi da un mese e mezzo a questa parte. Farò un elenco puntato, come mi hanno recentemente insegnato.

– Come anticipato da Martina, da febbraio non lavoriamo più insieme. Sigh, ciao Marty.

– Dopo centinaia di e-mail e di cv inviati, ho trovato il modo di collaborare con un’altra casa editrice. Ora sono una INTERNATIONAL RIGHT AGENT. Il nome è fico, lo so, ma in realtà non faccio altro che passare le mattinate al pc, cercando case editrici in giro per il mondo alle quali potrebbero interessare i diritti dei nostri libri. Ovviamente non ne ho ancora trovata mezza, ma ho scoperto che questa mansione ti regala piccole soddisfazioni personali: per esempio, alla scorsa Bologna Children’s Book Fair ho incontrato una vecchia conoscenza azera (=dell’Azerbaijan) che mi ha portato un souvenir dal suo paese e che ora si definisce mio amico.

– Ho partecipato ad una ‘cena con delitto’ e mi sono vestita anni ’20 (con le calze a rete!).

– Ho trascorso una giornata da falconiere, durante la quale ho imparato i nomi dei rapaci, cosa mangiano, quanto pesano, come si fanno volare e tante altre piccole curiosità. Rapace preferito: il barbagianni.

– Ho piantato le patate seguendo una tecnica inventata e perfezionata da mia nonna – che non svelerò – e ho annaffiato l’orto. Mia nonna, da esperta contadina quale è, non mi ha lasciato fare altro. I pomodori sono troppo delicati.

– Finalmente dopo tanto (troppo!) tempo ho passato una serata in una delle città che più adoro in assoluto, vuoi perché ci sono affezionata, vuoi perché ci ho passato 5 anni della mia vita (un giorno magari scriverò un post sulla mia vita da studentessa universitaria milanese). Piccolo particolare: a causa del Müller-Thurgau consumato a cena, del Vodka Martini sorseggiato scatenandoci in pista al concerto dei Metronomy e della Sambuca finale presa dal ‘cinese all’angolo’, stavo quasi per comprare un’Alfa MiTo ad un prezzo stracciato.

– Sono senza una lira, ma ho ordinato una blouse da Singapore – ETSY TI AMO!

– Cercando e scrivendo e pregando e accendendo lumini, ecco che un giorno ho mandato il cv ad un’azienda, mi hanno chiamata per un colloquio very serious, ho svolto un test della durata di 8 ore e… Ho ottenuto uno stage come TECHNICAL WRITER (capito perché ogni tanto mi scappa qualche parola in inglese?).

– Per la prima volta sono al passo con una serie tv – TYRION TI AMO!

~Mara

Un filo rosso

Ci ho pensato un po’ prima di scrivere questo post. Solitamente tendo a scrivere di argomenti allegri (qualcuno mi suggerisce il termine “cazzate”), ma questa settimana è successo qualcosa che mi ha scosso e ho pensato che forse due parole andavano spese.

Giovedì pomeriggio ho accompagnato mia madre e mia nonna a far visita ad una coppia di lontani parenti, marito e moglie, una di quelle cose che solitamente ti fa pensare: “ci tocca, togliamoci il pensiero e via”.
Se non fosse che L. e V. sono una coppia di settantenni assolutamente adorabile, persone talmente buone e gentili che non puoi fare a meno di ascoltarli ammirata e cercare di prendere ispirazione da loro. E soprattutto si amano ancora, ti basta vedere come si prendono in giro e si stringono la mano quando si siedono uno accanto all’altra.
E fin qui quasi niente di strano. C’è un però.
A V. è stato recentemente diagnosticato un tumore al cervello, ma lui non lo sa. Sa di non stare bene ovviamente e di aver rischiato la vita, ma chi è a conoscenza dei dettagli che riguardano la sua malattia sono la moglie e la sua famiglia.
Quello che mi ha colpito profondamente di tutta la situazione è la forza e la serenità con cui questa coppia sta affrontando tutto.
C’è stato un momento in cui L. mi ha guardata negli occhi, e sorridendomi mi ha detto delle parole che sono state l’equivalente di un pugno nello stomaco:

“Tutte le cose brutte accadono per un motivo. Anche quelle che ci sembrano insensate in realtà non lo sono, perché anche se ci viene tolto qualcosa, la vita ci restituirà quaranta volte tanto. C’è un energia nel mondo che noi non possiamo cogliere, che collega persone ed eventi; niente succede mai per caso. Le cose trovano sempre la loro strada, dobbiamo solo aspettare e crederci”.

Crederci. Come se fosse semplice. L’ho sempre fatto, ma ora faccio fatica a sentirlo.
L. e V. non possono sapere quanto sono grata per le loro parole e per il loro esempio, per il loro modo di affrontare la vita con il sorriso sulle labbra e un cuore gentile. Perché dopo una settimana in cui non riuscivo neanche più a connettere i miei pensieri, sono almeno tornata a respirare.

~Martina
(Post con dedica speciale a C.,
perché -per fortuna- il filo rosso ci ha collegate)

“Let be
Let go
Let see
Let flow”

All the little things

Si vive per le piccole cose. Si vive per noi stessi immersi in piccole e inutili cose.

Questa è la riflessione maturata durante il corso della serata. “Ma è sabato sera!” direte voi, ma chi l’ha detto che al sabato sera si deve per forza uscire?
A volte capita che, per un motivo o per l’altro, l’idea di restare in pigiama (e goderti tutti le piccole cose che stando fuori casa dieci ore al giorno inevitabilmente ti mancano) sia molto più allettante di qualsiasi pub/club/cinema del mondo.

Stasera ho bevuto un bicchiere di vino e poi sono rientrata. Ho deciso di portare Boss a spasso fino in fondo alla via, lasciando il guinzaglio molle e assecondando ogni suo movimento. Volevo immedesimarmi in lui. Ho provato a pensare a come deve essere la vita da cane e, a parte fare pipì otto volte in cinque minuti, forse non è poi così male. Sarei curiosa di scoprire come un cane percepisce la realtà. I cani fiutano, guardano, tendono le orecchie; usano dei sensi che a volte mi dimentico di avere. Con il mio naso scelgo i profumi da Sephora, Boss con il suo sente l’odore del mondo!

Nell’ultimo anno ho rivalutato tante cose – rapporti umani, priorità della vita, obiettivi professionali, tanto per citarne tre a caso – ma soprattutto le piccole abitudini casalinghe: starsene sul divano a guardare programmi TV improponibili, mettersi a letto con il pc sulle gambe, fantasticare su quale sarà la prossima città da visitare, preparare la camomilla e berla leggendo qualche pagina di quel libro che tieni in borsa da settimane ma che non riesci a finire… Sono giunta alla consapevolezza che non abbiamo bisogno di molto per essere non dico felici ma almeno contenti, basta anche solo una tazza di caffè o una coccola dal cane. Voglio riscoprire tutto ciò che ho dimenticato, imparare a usare l’olfatto per sentire il profumo della primavera alle porte, usare il tatto per scavare e piantare i semi, la vista per guardare in modo diverso il viso di chi mi sta accanto, il gusto per assaggiare sapori mai provati, l’udito per la musica delle cose. Di tutte le piccole, inutili, meravigliose cose.

Probabilmente ho ancora il vino in circolo, ma nel mentre il sabato è finito e siamo ufficialmente nel giorno del riposo. Perciò, dandovi la buonanotte, spengo tutto e vado a letto, senza nemmeno rileggere.

Merry Christmas, Kiss My Ass

Non so voi, ma quest’anno il mio spirito natalizio si deve essere perso insieme ai pacchi di Etsy che stavo aspettando. Diciamo che mi sento più Grinch che Babbo Natale, ed è davvero strano, perchè Natale è da sempre una delle mie festività preferite, tanto che comincio ad ammorbare la mia intera famiglia con i canti natalizi già da Novembre. Sì, sono una di quelle fastidiosissime persone che prepara cd natalizi da regalare a tutto spiano accompagnati da biscotti allo zenzero decorati e che la sera della Vigilia si veste rigorosamente di rosso. E volete mettere litigare con cugini e zii per ditruggerli a Risiko, divorando frutta secca e mandarini? Ah, la magia del Natale.

L’infallibile oroscopo di Rob settimana scorsa chiedeva: “Che regalo vorresti per Natale? Esprimi le tue sfacciate pretese e le tue umili richieste”. Bene Rob, ho fatto i compiti, eccole qui:

1) Prima di tutto vorrei che le persone a cui tengo ricevessero qualche botta di culo e non il solito ammasso di sfighe che sembra essere la caratteristica di questo 2013
2) Vorrei entrare in libreria e potermi portare a casa tutto quello che vedo
3) Vorrei smetterla di essere in ansia per tutto (questa è chiaramente una pretesa sfacciata)
4) Vorrei riuscire ad andare a vivere fuori casa
5) Vorrei che mia nonna preparasse l’insalata russa alla Vigilia (perchè senza quella non è Natale)
6) E infine vorrei che il Natale (e facciamo anche il 2014, mi sa che si va per le lunghe!) mi insegnasse una cosa che temo di aver scordato: “And above all, watch with glittering eyes the whole world around you because the greatest secrets are always hidden in the most unlikely places. Those who don’t believe in magic will never find it” (Roald Dahl)

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Anzi guarda Rob, facciamo che mi accontenterei anche solo della prima e dell’ultima, tanto la terza è una battaglia persa e il resto vien da sè.

Non penso che quest’anno ne sarò in grado, ma ho ancora un settimana, quindi nuova missione: passare da “Merry Christmas, kiss my ass” a questo.

Merry Christmas!

~Martina