Sa, sa, prova

Il dramma.
La svolta inaspettata.
Il gufo che ti aspetta appollaiato sulla spalla.
Signori, il momento è tragico.
Sono al QUARTO -e dico quarto- giorno di afonia.

(No, tranquilli, non mi sembra proprio di esagerare e di essere eccessivamente drammatica)
Io senza voce mi sento inutile come Mila senza Shiro e la pallavolo, come un arcobaleno senza l’indaco, come JD senza Turk, come le Gocciole senza cioccolato, come Mara senza il caffè.
Ma soprattutto non posso cantare.
Ma soprattutto ieri ho fatto una comparsata in teatro e lasciato che cantasse il resto del coro mentre io muovevo solo la bocca. NON-SI-FA.

Ho studiato tre modi per uscire da questa situazione:
1. Andare in farmacia, spendere DICIASSETTE euro per venti compresse dal gusto terribile e sorbirmi una mini lezione di farmacologia su come “L’assenza di voce è solo un sintomo, devi scoprirne le cause”. Per informazione, la risposta “Il karaoke” non è stata contemplata dal Sig. Farmacista come valida.
2. Ascoltare il consiglio della cara logopedista C.: “Marty, stai zitta!”. Mia sorella ti è particolarmente grata per il suggerimento, amica!
3. Trasformare il Dramma in una divertente occasione per mutare le mie giornate in una continua partita a Pictionary. Alternativa poco applicabile date le mie scarse doti raffigurative.

Al che sembra più probabile che applicherò la Soluzione Numero Quattro: l’attesa. (Sì, però io voglio cantare le canzoncine di Natale.)

~Martina