Odi et amo. Ma quando mai.

Non riesco ancora a spiegarmi perché non sia possibile farsi una doccia al cervello. Lavarlo, sciacquarlo, lasciarlo asciugare al sole e poi rimetterselo dentro la testa bello pulito. Fosse possibile farlo anche al cuore! Se si può parlare di errori di progettazione, questi sono sicuramente i più evidenti. Siamo stati progettati male. Per quello siamo sempre in preda agli sbalzi d’umore, alla depressione, alla rabbia, alla tristezza, all’insoddisfazione, alla fame e alla voglia di scomparire. Perché tutto ciò che inconsciamente pensiamo o proviamo non può essere cancellato con una spugna simile a quelle che servono a pulire le pentole incrostate di polenta.

Hanno pensato a svuotarci dagli ovuli che non servono, perché non l’hanno fatto anche per i pensieri o i sentimenti che non vogliamo più? Personalmente, a me qualcosa non torna.

La mia poesia preferita ai tempi del liceo era Odi et amo di Catullo; mi dava una certa soddisfazione, pur non essendo una cima in latino, poterne cogliere il senso profondo, la sofferenza contenuta nel verbo excrucior, la rinuncia a capirne il perché contenuta in quel nescio, la lotta interiore di quel povero poeta che ben sembrava riprodurre i miei tormenti adolescenziali. Ora penso invece che il buon Catullo si sia sbagliato di grosso nel pensare di amare o odiare insieme. “Non so perché”, dice lui, “ma sento che accade e mi tormento”. Allora, punto primo: ultimamente ho sperimentato cosa vuol dire odiare e non ha nulla a che vedere con l’amare, a parte forse l’intensità con cui si prova il sentimento. Detto così può sembrare una contraddizione, eppure due sentimenti equamente forti ma opposti non possono stare nella stessa frase, né nello stesso cervello e tantomeno nello stesso cuore. Punto secondo: l’amore non genera sentimenti contrari. L’amore genera amore. Se, seguendo il ragionamento del poeta, dall’amore nasce l’odio, ancora una volta qualcosa non torna. Conclusione: l’odio di cui parla sarà stato qualcos’altro, gelosia, amarezza, rabbia, frustrazione, delusione, malinconia, avvilimento; non odio. L’odio si prova solo per chi si disprezza, e non puoi amare chi disprezzi.

Se Catullo avesse avuto una spugnetta per grattarsi via la polenta dal cervello e dal cuore sicuramente avrebbe vissuto meglio il suo amore per Lesbia. Vero anche che non avrebbe scritto i suoi componimenti, così come tutti i poeti non ci avrebbero regalato le loro poesie nate dai contrasti e dai tormenti interiori se quella maledetta spugnetta-da-cervello fosse esistita davvero.

Io non sono una poetessa, datemi dunque quella spugnetta o un cervello lavabile.

~Mara

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