Cuore difettoso

Lo dovrebbero scrivere a caratteri cubitali: L’AMORE NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE!

Dovrebbero dotare ogni cuore di un maledetto libretto delle istruzioni:
TENERE FUORI DALLA PORTATA DEI NON ESPERTI.
MANEGGIARE CON CURA.
NON DISPERDERE A VANVERA.
PUO’ PROVOCARE REAZIONI INDESIDERATE.

Il mio cuore e il mio cervello implorano tregua ed io non riesco a dar loro pace. Saranno le ore insonni della notte scorsa, ma io quel maledetto interruttore non riesco a trovarlo. Eppure sono certa che esista, dettagliatamente descritto a pagina 1 delle condizioni d’uso.
-“Come faccio ad esserne così convinta? Beh! Dove scrivereste un’informazione così importante se non in prima pagina?”-
Non so nemmeno da dove provenga tutto questo rumore… se dal petto o dalla mente…
A questo punto qualcuno giustamente si chiederà perché io non abbia ancora eseguito queste elementari istruzioni…

-“C’è un solo piccolo problema”- rispondo io -“… si chiama cuore difettoso!”-

~Chiara

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Odi et amo. Ma quando mai.

Non riesco ancora a spiegarmi perché non sia possibile farsi una doccia al cervello. Lavarlo, sciacquarlo, lasciarlo asciugare al sole e poi rimetterselo dentro la testa bello pulito. Fosse possibile farlo anche al cuore! Se si può parlare di errori di progettazione, questi sono sicuramente i più evidenti. Siamo stati progettati male. Per quello siamo sempre in preda agli sbalzi d’umore, alla depressione, alla rabbia, alla tristezza, all’insoddisfazione, alla fame e alla voglia di scomparire. Perché tutto ciò che inconsciamente pensiamo o proviamo non può essere cancellato con una spugna simile a quelle che servono a pulire le pentole incrostate di polenta.

Hanno pensato a svuotarci dagli ovuli che non servono, perché non l’hanno fatto anche per i pensieri o i sentimenti che non vogliamo più? Personalmente, a me qualcosa non torna.

La mia poesia preferita ai tempi del liceo era Odi et amo di Catullo; mi dava una certa soddisfazione, pur non essendo una cima in latino, poterne cogliere il senso profondo, la sofferenza contenuta nel verbo excrucior, la rinuncia a capirne il perché contenuta in quel nescio, la lotta interiore di quel povero poeta che ben sembrava riprodurre i miei tormenti adolescenziali. Ora penso invece che il buon Catullo si sia sbagliato di grosso nel pensare di amare o odiare insieme. “Non so perché”, dice lui, “ma sento che accade e mi tormento”. Allora, punto primo: ultimamente ho sperimentato cosa vuol dire odiare e non ha nulla a che vedere con l’amare, a parte forse l’intensità con cui si prova il sentimento. Detto così può sembrare una contraddizione, eppure due sentimenti equamente forti ma opposti non possono stare nella stessa frase, né nello stesso cervello e tantomeno nello stesso cuore. Punto secondo: l’amore non genera sentimenti contrari. L’amore genera amore. Se, seguendo il ragionamento del poeta, dall’amore nasce l’odio, ancora una volta qualcosa non torna. Conclusione: l’odio di cui parla sarà stato qualcos’altro, gelosia, amarezza, rabbia, frustrazione, delusione, malinconia, avvilimento; non odio. L’odio si prova solo per chi si disprezza, e non puoi amare chi disprezzi.

Se Catullo avesse avuto una spugnetta per grattarsi via la polenta dal cervello e dal cuore sicuramente avrebbe vissuto meglio il suo amore per Lesbia. Vero anche che non avrebbe scritto i suoi componimenti, così come tutti i poeti non ci avrebbero regalato le loro poesie nate dai contrasti e dai tormenti interiori se quella maledetta spugnetta-da-cervello fosse esistita davvero.

Io non sono una poetessa, datemi dunque quella spugnetta o un cervello lavabile.

~Mara