Dublino sorride anche quando piove

Ogni volta che atterro in un aeroporto penso a quanto sia emozionante avere qualcuno che non conosci ma che ti aspetta con un cartello in mano.  Ogni volta guardo i volti di chi attende, quelli di chi arriva, i nomi scritti sui cartelli, e immagino la storia che farà incontrare due perfetti sconosciuti.

A Dublino non c’era nessuno ad aspettarci. Anzi, qualcosa c’era: la pioggia. Il diluvio universale. La tempesta che ha sradicato il mio ombrello nuovo. Secchiate di acqua che sembravano urlare tutto tranne che “Welcome girls!”.
Nonostante le imprecazioni in italiano/inglese/bergamasco, devo riconoscere che proprio grazie alla pioggia abbiamo conosciuto il nostro primo amico irlandese: il tassista che ci ha portato dalla fermata del bus a casa nostra. Eravamo partite con l’intenzione di puntare al risparmio, ma con il senno di poi sono stati i 7 euro meglio investiti della vacanza (nonostante ci abbia abbandonate ad un incrocio sotto la pioggia – che di smettere proprio non ne aveva voglia – dicendoci “your flat should be around here…”). Non dimenticherò mai che si dice IN the taxi e non ON the taxi.

Il primo ricordo che ho di casa nostra è la barba di L. (il proprietario), riccia e infinita. L., vedendoci brancolare nel buio e nella pioggia all’1 di notte, per attirare la nostra attenzione si è messo a urlare dalla finestra una serie di AAAA e OOOO (ancora oggi mi chiedo come mai non abbia urlato il mio nome). La sua barba faceva da cornice al quadretto già di per sé bizzarro, e ha continuato ad essere una presenza inquietante durante tutto il soggiorno. L. e la sua barba ci hanno fatto sentire subito a casa, offrendoci caffè, the, cereali, ma soprattutto rimproverandomi perché parlavo a voce troppo alta e la sua ragazza stava dormendo.
Ci sarebbero un sacco di aneddoti che gravitano intorno alla figura di L. e che meriterebbero di essere raccontati… Ad esempio quando provava a dire qualche parola in italiano, io gli rispondevo a mia volta in italiano e Martina mi diceva “perché parli con l’accento meridionale?”, o quando non trovavo la serratura della porta del bagno (giuro, era introvabile ed eravamo appena arrivate), la porta continuava ad aprirsi (sì, anche mentre ero seduta sul wc) e L. – spazientito – mi ha urlato da camera sua le indicazioni per trovarla. O ancora, quando L. si è messo a fare casino all’alba del mattino (coinvolgendo anche la sua ragazza e un cane) e al nostro risveglio ha avuto il coraggio di chiederci se avessimo dormito bene, oppure quando mi sono distrutta un piede andando a sbattere contro la stufa in ghisa (in ghisa? Boh, era pesante e dura!) perché per uscire di casa dovevamo spegnere le luci dal corridoio e quindi fare un pezzo di salotto nella più totale oscurità (ok, in questo L. non c’entra ma l’ho citato per fare sentire in colpa Martina che si è presa gioco di me).

Dopo aver rotto il ghiaccio con l’Irlanda e gli irlandesi, abbiamo passato i giorni seguenti camminando, scattando foto, facendo shopping, orientandoci senza difficoltà alcuna (eeeeh già) e mangiando dolci buonissimi.

Dublino non ha monumenti grandiosi, palazzi splendenti o musei rinomati. Dublino ha il Trinity College (ok, questo può definirsi rinomato), il Book of Kells, la Chester Beatty Library, la cattedrale di San Patrizio, il porto che sembra vicino ma in realtà è lontano, qualche parco, la Guinness e i pub. Dublino ha i Pub, con la P maiuscola. Dublino ha la musica dal vivo, nei Pub e per le strade, musica che staresti ore ad ascoltare. E Dublino ha gli irlandesi, i fantastici irlandesi, sempre simpatici, cordiali e con un sorriso per tutti.

Sono sempre più convinta che un viaggio non è cosa visiti e quante attrazioni vedi, ma è l’atmosfera che vivi e le persone che conosci, anche se ci scambi due parole e poi non le vedi più.
Per me Dublino è stata cercare Glen Hansard e non trovarlo, è stata canticchiare Torn all’ultimo piano del Guinness Storehouse ad un ragazzo e una ragazza appena conosciuti, è stata rivedere persone dopo 4 anni e sentirsi dire “non sei cambiata per niente”. Dublino è stata ripararsi da Pennys e starci 2 ore senza sentirsi in colpa perché tanto fuori stava piovendo, è stata mangiare fagioli, bacon e uovo fritto al mattino, come veri irlandesi, in un posto sotto a un ponte suggerito da L. Dublino è stata ripararsi dalla pioggia (sì, ancora!) in un pub e starci tutta sera ipnotizzate dai due musicisti che suonavano; è stata saltare la cena, bere cinque consumazioni diverse e nonostante tutto essere un fiore il giorno dopo.

Dublino è stata viaggiare con un’amica straordinaria, un’amica che conosco da un anno e mezzo ma che mi sembra di conoscere da una vita.

~Mara

Nota: penso che questo sia uno dei miei post peggiori. L’ho scritto appena tornata e nonostante l’abbia corretto e ricorretto non mi ritengo ancora soddisfatta. Sarà che è confuso, sarà che è sconclusionato, sarà che minimizza un weekend che davvero è stato fantastico… Non lo so. Ma pazienza, Dublino forse ti confonde le idee.

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