Il blocco dello scrittore

Già ve lo dico: non aspettatevi un grande post. È appena passata la mezzanotte, di dormire non se ne parla e ho ancora davanti agli occhi le immagini dell’ultimo Game of Thrones (io lo so che devo smetterla di vederlo da sola prima di andare a letto!).
Mi sono resa conto di essere stata un po’ pigra ultimamente, e di non avere trovato il tempo e, se devo essere sincera, neanche le idee per un nuovo post.

Comunque ora sono qui, so che avete sentito la mia mancanza, e vi aggiorno con LA novità: ho finalmente trovato lavoro (stelline e coriandoli, *inserire saltelli e festeggiamenti*)! Ora ho la fortuna di lavorare come educatrice museale, e questo implica anche il recarmi tutti i giorni tra le mura cinquecentesche di un museo della mia città e cercare di farmi venire in mente mille modi possibili per far correre, saltare, inchiostrare, pitturare orde di bambini e (possibilmente) trasmettergli un po’ d’amore per l’arte.

In realtà devo dire che il blocco non ha colpito solo la scrittura, ma anche la musica. Prendo in mano carta e penna, imbraccio la chitarra e… nulla. Vuoto.
Anche durante le prove con il gruppo, solitamente succede che quando la porta della saletta si chiude, tutti i problemi e gli stress della giornata possono restarsene fuori. Ma se insistono a seguirmi, ben venga: non esiste modo migliore di una canzone urlata per buttare fuori tutto.
O almeno questo è quello che succede nella maggior parte dei casi.

Ieri sera, durante un pezzo particolarmente difficile da interpretare (e sì che l’ho pure scritto io, il piacere di complicarsi sempre la vita!), il mio chitarrista mi ha guardata e mi ha detto: “Stacca il cervello, smettila di ragionarci, canta e basta.”

Ah, la capacità della gente (che in fondo non ti conosce neanche così bene) di andare dritta al punto.
Quando è successo che sono diventata così controllata da non riuscire a staccare il cervello neanche per cinque minuti? E, soprattutto, quante cose mi sto perdendo nel frattempo?
Ho passato mesi a negarmi quello che volevo, mesi a preoccuparmi di cosa avrebbero pensato le altre persone, mesi a trattenermi, ed ecco qui il risultato.

Sapete quanti post ho scritto e poi cancellato perché “oddio, poi chissà cosa ne pensa chi legge”? Tutti quelli che più sentivo probabilmente.
E allora scrivo, non rileggo e pubblico. Sperando che da un piccolo passo nasca una necessaria rivoluzione.

(Is this what it feels like? Finding out, that I’ve got the guts to say anything?)

~Martina

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