Pensieri sparsi

Sono appena tornata da Londra (appena = una settimana) e come sempre dopo un viaggio torno carica degli stessi pensieri:

  1. Avrò mai qualcuno che mi aspetta all’aeroporto con un cartello con scritto il mio nome?
  2. Capita solo a me che quando ordino un piatto (spesso a caso, conoscendo solo la metà degli ingredienti) poi mi arriva sempre qualcosa di totalmente diverso da quello che mi ero immaginata? Colore, forma, sapore… Tutto completamente diverso?
  3. Perché i soldi si volatilizzano anche se non compri niente?
  4. Perché mi bastano poche ore per sentirmi a casa anche lontano da casa?
  5. Perché i camerieri mi sembrano sempre contenti e soddisfatti mentre quando io lavoravo al bar ero più stressata di quanto lo sono adesso?
  6. Perché il gin tonic ha sempre un sapore diverso?
  7. Succede solo a me che una volta tornata a casa i vestiti odorano del luogo in cui sono stata?

Comunque la depressione post viaggio esiste e gira che ti rigira l’unico modo per farla passare è prenotare al più presto un altro volo. C’è poco da fare.

Per quanto mi riguarda temo che il prossimo sarà impegnativo. Very impegnativo.

Buonanotte e a presto (ora che ho la app sul cel non mi ferma più nessuno!)

PS: per ogni eventuale errore incolpate il correttore automatico.

Ricorrenze, aerei e Londra

Non so perché, ma ho sempre avuto una particolare fissa per le date… Certo, ovviamente quando si trattava di studiare storia non me ne rimaneva impressa neanche mezza, ma con quelle di concerti, viaggi, o anche piccoli avvenimenti, la questione è un po’ diversa. Forse perchè mi danno l’occasione di tirare le somme, di capire come le cose sono cambiate, o come sono cambiata io.

Esattamente un anno fa prendevo un aereo che mi avrebbe condotta a vivere per quasi quattro mesi a Londra. Un’esperienza che, guardandomi indietro, avrei voluto durasse di più probabilmente, ma che in ogni caso è bastata a lasciare un segno profondo e a farmi realizzare una o due cose…

Io amo il porridge.
No, seriamente. L’avete mai assaggiato? Con lo sciroppo d’acero?
Penso di non avere mangiato altro dal momento in cui ho messo piede in inghilterra.

Certo, poi potrei avere messo a fuoco anche un altro paio di questioni…
La prima reazione che le persone hanno quando si dice che si è andati a vivere all’estero di solito è “Che invidia, chissà quanto ti sarai divertita!”. Punto.
Sì, certo mi sono divertita un mondo e penso sia stata una delle esperienze più belle che abbia mai vissuto, ma capiamoci bene: andare a vivere da soli in una capitale straniera è molto più di questo. Non è l’Erasmus.
Londra non è un parco giochi, ti accoglie ma devi anche essere pronto a farti in quattro tra National Insurance Number, conti bancari, improbabili landlord, e sopratutto con la ricerca del lavoro. Non pensate che se conoscete giusto un paio di parole in inglese chiunque sarà pronto ad offrirvi un posto, perchè come voi ci sono almeno altre mille persone che hanno fatto lo stesso ragionamento.

Una volta sistemate tutte quelle questioni che vi permetteranno di avere un tetto sopra la testa e di non lasciare tutto il vostro stipendio da Waitrose o da Tesco, Londra vi entrerà nel cuore, per non lasciarvi più. Non avrei mai pensato di potermi sentire a casa anche in una grande città, con ritmi e paesaggi così differenti da quelli che avevo lasciato. Gli immensi parchi, Kew Gardens, i cervi di Richmond Park, i pub, le Yumchaa Tea Room, Greenwich innevata, la libreria Waterstone in Piccadilly Circus, la vista da Hampstead Heath, le bancarelle di Camden Town e i talentuosi artisti di strada…
Certo, ovvio che amare Londra non sia difficile, ma vi assicuro che dopo mesi passati a lottare con la moquette dappertutto, le docce ammuffite, quello che loro chiamano cibo (no, il vostro formaggio sugli spaghetti aglio, olio e peperoncino NON DEVE ESSERCI MESSO), e settimane di cielo grigio, un po’ di nostalgia di casa viene a tutti.
E forse il punto è proprio questo, sentirsi divisi a metà, essere due persone in una.
La nuova te, che ama l’eccitante vita fatta di indipendenza, sfide quotidiane, feste con amici, lunghe passeggiate nei musei, momenti di solitudine, e la vecchia te, ancora legata a casa e a tutto ciò che si è lasciato indietro.
Come quando la tua migliore amica avrebbe bisogno di un abbraccio e l’unica cosa che puoi fare è incoraggiarla via Skype, o la tua famiglia riunita festeggia il Natale e tu devi lavorare.
E poi, come far capire a chi ti conosce quello che stai vivendo? Puoi cercare di spiegarlo, ma se non l’hai vissuto sulla tua pelle, purtroppo non tutti capiranno.
Ma in fondo quanti di noi, quando hanno scelto di vivere all’estero, l’hanno fatto proprio per questo motivo? Cambiare abitudini, pelle, pensieri… affrontare le lunghe ore di solitudine e sconfiggerla, imparare a bastarci, per poi, in fondo, ritrovarci.

Mille altre cose andrebbero dette, ma questa volta lascio che siano le mie foto a farlo per me.

Richmond Park V&A National Art Library Kew Gardens II Singer Scones & Tea Hammersmith

~Martina

* E per la rubrica Consigli musicali non richiesti, la canzone che più di ogni altra mi ha accompagnata nella mia avventura londinese.