Datemi una tazza di Earl Grey e un piumone, grazie

Dovrebbero studiare una legge matematica che definisca il rapporto costante che esiste tra l’abbassamento delle temperature e la mia crescente difficoltà ad uscire dal piumone.
Sarà che sento già l’atmosfera da vacanze di Natale e vorrei solo starmene sul divano con una tazza di Earl Grey a leggere “Shotgun Lovesong” e sparandomi qualsiasi trasmissione idiota passino su Real Time per commentarla con mia sorella.

Questo è il periodo dell’anno in cui più sento nostalgia di Londra, della caotica Oxford Street piena di luminarie, delle Yumchaa Tea Room e della loro deliziosa carrot cake, del profumo di cannella e del mulled wine che invadono Southbank, degli adorabili scoiattoli che saltellano anche con la neve (il mondo dovrebbe avere più parchi pieni di scoiattoli!), delle piste di pattinaggio all’aperto che non sono mai riuscita a provare e che avrei voluto tanto testare, della guida che aprivo a caso e a cui lasciavo decidere dove avrei passato i miei pomeriggi…

E invece il mio collega di scrivania mi riporta alla realtà. Ad una realtà in cui fra poco deciderò di staccargli le casse dal pc, perché – belle le musiche natalize eh – ma 8 ore delle Christmas Song di Glee anche no, ecco. Anche se non so se considerarla un’evoluzione rispetto alle giornate in cui decide che il suo umore è rappresentato perfettamente da Tiziano Ferro o da Marco Carta. “Ma hai sentito l’ultima di Annalisa?”.

Ok, forse mi tengo le canzoni di Glee.

~Martina

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Ricorrenze, aerei e Londra

Non so perché, ma ho sempre avuto una particolare fissa per le date… Certo, ovviamente quando si trattava di studiare storia non me ne rimaneva impressa neanche mezza, ma con quelle di concerti, viaggi, o anche piccoli avvenimenti, la questione è un po’ diversa. Forse perchè mi danno l’occasione di tirare le somme, di capire come le cose sono cambiate, o come sono cambiata io.

Esattamente un anno fa prendevo un aereo che mi avrebbe condotta a vivere per quasi quattro mesi a Londra. Un’esperienza che, guardandomi indietro, avrei voluto durasse di più probabilmente, ma che in ogni caso è bastata a lasciare un segno profondo e a farmi realizzare una o due cose…

Io amo il porridge.
No, seriamente. L’avete mai assaggiato? Con lo sciroppo d’acero?
Penso di non avere mangiato altro dal momento in cui ho messo piede in inghilterra.

Certo, poi potrei avere messo a fuoco anche un altro paio di questioni…
La prima reazione che le persone hanno quando si dice che si è andati a vivere all’estero di solito è “Che invidia, chissà quanto ti sarai divertita!”. Punto.
Sì, certo mi sono divertita un mondo e penso sia stata una delle esperienze più belle che abbia mai vissuto, ma capiamoci bene: andare a vivere da soli in una capitale straniera è molto più di questo. Non è l’Erasmus.
Londra non è un parco giochi, ti accoglie ma devi anche essere pronto a farti in quattro tra National Insurance Number, conti bancari, improbabili landlord, e sopratutto con la ricerca del lavoro. Non pensate che se conoscete giusto un paio di parole in inglese chiunque sarà pronto ad offrirvi un posto, perchè come voi ci sono almeno altre mille persone che hanno fatto lo stesso ragionamento.

Una volta sistemate tutte quelle questioni che vi permetteranno di avere un tetto sopra la testa e di non lasciare tutto il vostro stipendio da Waitrose o da Tesco, Londra vi entrerà nel cuore, per non lasciarvi più. Non avrei mai pensato di potermi sentire a casa anche in una grande città, con ritmi e paesaggi così differenti da quelli che avevo lasciato. Gli immensi parchi, Kew Gardens, i cervi di Richmond Park, i pub, le Yumchaa Tea Room, Greenwich innevata, la libreria Waterstone in Piccadilly Circus, la vista da Hampstead Heath, le bancarelle di Camden Town e i talentuosi artisti di strada…
Certo, ovvio che amare Londra non sia difficile, ma vi assicuro che dopo mesi passati a lottare con la moquette dappertutto, le docce ammuffite, quello che loro chiamano cibo (no, il vostro formaggio sugli spaghetti aglio, olio e peperoncino NON DEVE ESSERCI MESSO), e settimane di cielo grigio, un po’ di nostalgia di casa viene a tutti.
E forse il punto è proprio questo, sentirsi divisi a metà, essere due persone in una.
La nuova te, che ama l’eccitante vita fatta di indipendenza, sfide quotidiane, feste con amici, lunghe passeggiate nei musei, momenti di solitudine, e la vecchia te, ancora legata a casa e a tutto ciò che si è lasciato indietro.
Come quando la tua migliore amica avrebbe bisogno di un abbraccio e l’unica cosa che puoi fare è incoraggiarla via Skype, o la tua famiglia riunita festeggia il Natale e tu devi lavorare.
E poi, come far capire a chi ti conosce quello che stai vivendo? Puoi cercare di spiegarlo, ma se non l’hai vissuto sulla tua pelle, purtroppo non tutti capiranno.
Ma in fondo quanti di noi, quando hanno scelto di vivere all’estero, l’hanno fatto proprio per questo motivo? Cambiare abitudini, pelle, pensieri… affrontare le lunghe ore di solitudine e sconfiggerla, imparare a bastarci, per poi, in fondo, ritrovarci.

Mille altre cose andrebbero dette, ma questa volta lascio che siano le mie foto a farlo per me.

Richmond Park V&A National Art Library Kew Gardens II Singer Scones & Tea Hammersmith

~Martina

* E per la rubrica Consigli musicali non richiesti, la canzone che più di ogni altra mi ha accompagnata nella mia avventura londinese.