Tìtyre, tù patulaè – sabato mattina di ordinaria follia

Bi-bip Bi-bip Bi-bip.

Studi più o meno recenti hanno dimostrato che gli elettrodomestici emettono radiazioni anche da spenti. Figuriamoci da accesi. Figuriamoci gli smartphones.

Visto che il mio smartphone non è poi tanto smart, dato che la sveglia funziona solo lasciandolo acceso, mi sono decisa a compiere il grande passo: comprare una sveglia vera. Anzi, ordinarla dal catalogo Esselunga. Sarà l’adrenalina che ti danno le cose nuove, sarà la smania di usare le cose nuove, sarà il voler far fruttare al meglio i 500 punti spesi per una cosa nuova… Ma da quando la sveglia ha trovato posto sul mio comodino non posso fare a meno che puntarla anche di sabato mattina, salvo poi maledirla appena il suo bi-bip (discreto ma letale) si fa sentire.

“Ok, trasciniamoci in cucina, riempiamoci di caffeina e vediamo di iniziare la giornata entro le 11 a.m.”, orario del tutto accettabile essendo sabato e avendo 147 milioni di cose da fare entro sera.

Prima cosa: chiamiamo la banca. Essendo una banca cheap, ho composto il numero verde e mi sono imbattuta nei classici 5 minuti di ‘dialogo’ digitale con il centralino automatico. Ho digitato 2 4 7 5 3 più o meno a caso e poi, dopo 4,37 secondi ho sentito una voce reale, umana, la voce di CARMEN. Carmen, che il sabato mattina lavora in un call center non si sa bene dove, mi è stata subito simpatica, così gentile e rassicurante. Il caso ha voluto che le si impallasse il pc proprio all’inserimento dei miei dati, perciò sono seguiti un paio di minuti di silenzio dove Carmen non ha fatto altro che insultare il sistema e scusarsi per l’inconveniente. “Si figuri, non c’è problema” le ho risposto 2 o 3 volte, soffocando l’impulso irrefrenabile di instaurare una conversazione con lei.
“Cosa fai se non arrivano chiamate? Puoi giocare a solitario? Puoi fare shopping on-line per far passare il tempo? Sono simpatici ii tuoi colleghi? Lo sai che da piccola guardavo sempre ‘Che fine ha fatto Carmen Sandiego’??!” – domande così, niente di impegnativo, solo per chiaccherare un po’. Mi sono trattenuta solo perché non fare brutta impressione ad una sconosciuta.

Dicono che chi lavora ai call center si inventa un nome ogni volta che risponde a una chiamata. Ma Carmen si chiamava davvero Carmen, lo so.

Sta di fatto che mentre le comunicavo alcuni codici personali mi sono accorta che il mio accento aveva assunto un che di strano, il mio tono era, come dire, cantilenante…

“ommioddio che cavolo sto facendo?! STO PARLANDO IN ESAMETRI???!”

Certo!!! Il sogno della scorsa notte!!! Non chiedetemi come, non chiedetemi perché, ma la scorsa notte ho sognato l’esame di latino sostenuto qualcosa come 5 anni fa… E in qualche modo il latino si deve essere impossessato di me, tanto che poi ho cercato su youtube ‘Virgilio, Bucoliche’ e ho scovato questa cosa a metà tra l’inquietante e il trash. Il cervello fa butti scherzi, ma brutti brutti…

Imbarazzata, anche se probabilmente solo io mi ero accorta del tà-tata-tà-tata-tà, ho salutato Carmen con un sentitissimo “Buon weekend”, non volendomi fermare ad un banale “Buona giornata”.

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All the little things

Si vive per le piccole cose. Si vive per noi stessi immersi in piccole e inutili cose.

Questa è la riflessione maturata durante il corso della serata. “Ma è sabato sera!” direte voi, ma chi l’ha detto che al sabato sera si deve per forza uscire?
A volte capita che, per un motivo o per l’altro, l’idea di restare in pigiama (e goderti tutti le piccole cose che stando fuori casa dieci ore al giorno inevitabilmente ti mancano) sia molto più allettante di qualsiasi pub/club/cinema del mondo.

Stasera ho bevuto un bicchiere di vino e poi sono rientrata. Ho deciso di portare Boss a spasso fino in fondo alla via, lasciando il guinzaglio molle e assecondando ogni suo movimento. Volevo immedesimarmi in lui. Ho provato a pensare a come deve essere la vita da cane e, a parte fare pipì otto volte in cinque minuti, forse non è poi così male. Sarei curiosa di scoprire come un cane percepisce la realtà. I cani fiutano, guardano, tendono le orecchie; usano dei sensi che a volte mi dimentico di avere. Con il mio naso scelgo i profumi da Sephora, Boss con il suo sente l’odore del mondo!

Nell’ultimo anno ho rivalutato tante cose – rapporti umani, priorità della vita, obiettivi professionali, tanto per citarne tre a caso – ma soprattutto le piccole abitudini casalinghe: starsene sul divano a guardare programmi TV improponibili, mettersi a letto con il pc sulle gambe, fantasticare su quale sarà la prossima città da visitare, preparare la camomilla e berla leggendo qualche pagina di quel libro che tieni in borsa da settimane ma che non riesci a finire… Sono giunta alla consapevolezza che non abbiamo bisogno di molto per essere non dico felici ma almeno contenti, basta anche solo una tazza di caffè o una coccola dal cane. Voglio riscoprire tutto ciò che ho dimenticato, imparare a usare l’olfatto per sentire il profumo della primavera alle porte, usare il tatto per scavare e piantare i semi, la vista per guardare in modo diverso il viso di chi mi sta accanto, il gusto per assaggiare sapori mai provati, l’udito per la musica delle cose. Di tutte le piccole, inutili, meravigliose cose.

Probabilmente ho ancora il vino in circolo, ma nel mentre il sabato è finito e siamo ufficialmente nel giorno del riposo. Perciò, dandovi la buonanotte, spengo tutto e vado a letto, senza nemmeno rileggere.