Lust for writing

E va bene. A volte ritornano… E questa volta a tornare sono io!

Cadendo nella retorica, dirò che scrivere fa bene all’anima, al cuore e alla testa (meglio di un’aspirina insomma).  C’è di più: annotare ‘cose’ significa praticamente dare una fisicità e rendere materiali tutti quei momenti, aneddoti e stati d’animo che, in un futuro più o meno prossimo, diventeranno i nostri ricordi più belli (forse lavorare in compagnia di un professore di filosofia non mi sta facendo bene). Insomma, dall’alto della mia saggezza mi sento di dare un consiglio a tutti i lettori: scrivete sempre ciò che vi passa per la testa. Non è importante cosa e non è importante come, ma scrivetelo. Scrivetelo ovunque, su un fazzoletto di carta, su un flyer, su un post-it, sulla carta igienica, su una cartolina, su un diario serio, su un taccuino improvvisato… Su un blog che leggono tre persone…

Il mio aneddoto speciale? Un paio di settimane fa il mio ragazzo mi ha chiesto consigli sul prossimo libro da leggere.

Mi ha presa alla sprovvista. Stavamo guardando Sliding Doors e io mi stavo perdendo in domande esistenziali circa il destino/tradimento/taglio di capelli/ come ti piace di più Gwineth Paltrow?/Gwineth Paltrow-e-quello-dei-Coldplay, e lui – forse per zittirmi – mi ha chiesto che libro potesse leggere una volta finito quello sul suo comodino.

Ok, dunque, facciamo mente locale. Che cosa legge di solito? Cosa potrebbe tenerlo sveglio mentre cerco di imparare a vestirmi con i consigli di Real Time? Brutto segno.  Sul comodino ha I pilastri della terra.

‘Niente panico Mara, la casa in cui abita ha scaffali e scaffali di libri… Ne troverai uno passabile’ mi dico, ma il caro e vecchio proprietario a quanto pare si divertiva a leggere solo thriller e manuali di ingegneria. Curiosando qua e là individuo il ripiano – probabilmente appartenuto alla moglie o fidanzata – dedicato a libri che possono definirsi tali: classici greci e latini, qualche neorealista, alcuni romanzi contemporanei… e in mezzo a copertine più o meno ‘girlish’ individuo lui, quello che piace sempre e comunque, Andrea de Carlo.

Non voglio aprire un dibattito circa il suo talento, fatto è che non ho sentito mai nessuno lamentarsi di Due di due. Lo cerco tra quelli presenti ma niente, ci sono tutti tranne quello. Ripiego su Di noi tre (che fantasia, eh?) ricordandomi che ai tempi del liceo l’avevo divorato e che mi aveva aiutata a passare le ore di fisica durante le quali non capivo nulla: mentre la prof. spiegava come funziona un motore a scoppio, io imparavo che i triangoli amorosi nei romanzi funzionano sempre.

«Ecco, leggi questo!!!». Sguardo sospettoso, occhiataccia alla copertina, e poi la classica domanda: «di cosa parla?». La classica risposta: «Amore e amicizia», mentre tra me e me penso ‘L’ho letto al liceo, chi si ricorda! Le quarte di copertina esistono apposta…’.

Come previsto, il mio suggerimento viene gentilmente rifiutato.

Tornata a casa ho continuato a pensare che libro consigliare a uno che di solito legge thriller o romanzi storici. Ho fatto passare i ripiani di camera mia e alla fine l’illuminazione è arrivata: TRAINSPOTTING.

Dopo aver  tolto il centimetro di polvere formato nel corso di sette o otto anni, l’ho sfogliato per vedere se leggendo qua e là mi ricordavo passaggi e avvenimenti del libro e con mia sorpresa ho trovato alcune frasi sottolineate e dei paragrafi evidenziati. Li ho riletti e, come sette o otto anni fa, sono arrivati dritti allo stomaco. PAM.

Quanto sconvolge rendersi conto che alla fin fine non si è cambiati, nemmeno un po’, nemmeno di una virgola?

(Ah per la cronaca… No, non gli è piaciuto.)

~Mara

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